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LA
BANCA DATI DELL'ARCAT TOSCANA G.
Guidoni, A. Tilli, M. Variara
Un'attività
di ricerca è importante per vari motivi: permette di vedere il lavoro svolto in
maniera più oggettiva e con una visione più globale dalla quale è possibile
individuare i punti deboli e i punti di forza, gli aspetti trascurati e quelli
in cui si sono invece realizzati dei successi. I dati della ricerca ci
permettono di confrontare il nostro lavoro con il lavoro di altri e con la
teoria sulla quale esso si basa (approccio ecologico-sociale ai problemi
alcolcorrelati e complessi) e ci consentono di progettare e di effettuare
correzioni e cambiamenti rendendo la metodologia più adeguata alle realtà che
si trova ad affrontare. Inoltre i dati della ricerca, poiché non sono dati
personali, possono essere comunicati all'esterno. In tal modo possono dare
visibilità ai Club ed essere testimonianza del lavoro svolto all'interno delle
nostre comunità. Fin
dalle prime attività di ricerca all'interno dell'approccio ecologico-sociale ai
problemi alcolcorrelati e complessi, le banche dati sono state considerate lo
strumento più adatto a raccogliere le informazioni in un sistema complesso e
dinamico come quello dei Club. La banca dati registra gli aspetti ritenuti più
idonei per avere un'immagine significativa del lavoro dei Club. La continuità
delle registrazioni permette il confronto del lavoro in momenti diversi. Negli
ultimi anni sono state messe alla prova numerose schede e procedure per la
raccolta delle informazioni nelle numerose banche dati regionali e locali
realizzate in tutta Italia. Anche in Toscana sono state realizzate diverse
banche dati locali. L'uso di schede diverse non ha permesso però il confronto
tra lavori di zone diverse, né la raccolta di dati globali per monitorare
l'andamento dei programmi da un punto di vista più ampio. Perciò
nel 1997 è nato nella nostra regione un gruppo di lavoro formato da membri di
Club con l'obiettivo di realizzare una banca dati a livello regionale.
Relativamente al 1997 il gruppo di lavoro ha realizzato la prima ricerca
regionale riunendo i dati compatibili delle diverse banche dati locali. La
ricerca è stata comunque significativa poiché molte zone utilizzavano la
stessa scheda e le altre schede utilizzate erano simili in molte domande. Nella
ricerca qui presentata, relativa al 1998, per la prima volta è stata usata la
stessa scheda per la raccolta dei dati in tutta la regione. Alla
banca dati 1998 hanno partecipato 17 ACAT (assenti Massa, Carrara, Firenze Est,
Valdinievole) con un totale di 615 schede. Contemporaneamente è stato
effettuato un censimento telefonico dei Club al quale hanno partecipato tutte le
ACAT della regione. Con
il censimento del 1998 sono stati aggiornati i grafici relativi allo sviluppo e
all'incremento annuale dei Club in Toscana a partire dal 1983, anno in cui
nacque il primo Club degli Alcolisti in Trattamento nella nostra regione.
L'elaborazione
dei dati raccolti con le 615 schede, invece, ci fornisce un'immagine della
popolazione dei Club della Toscana relativamente al 1998. Tali risultati sono
stati confrontati, quando possibile, con quelli relativi al 1997. I
membri con problemi alcolcorrelati hanno un'età media di circa 47 anni e i
maschi che frequentano, come nel 1997, sono un po’ più del doppio delle
femmine.
Tabella 3- ETÀ
Tabella 4 - CONFRONTO DELLE PERCENTUALI DEI DUE SESSI NEGLI ANNI 1997 E 1998 La
maggioranza dei membri è coniugata. Circa un terzo dei membri sono operai e
quasi la metà ha conseguito la licenza media. Tabella
7 - STATO CIVILE
Tabella
5- QUALIFICA PROFESSIONALE
Tabella
6 - TITOLO DI STUDIO
I
risultati ottenuti con la banca dati ci indicano inoltre quali canali potenziare
per facilitare l'accesso delle famiglie con problemi alcolcorrelati ai Club. I
dati mostrano che la maggioranza delle famiglie è giunta al Club consigliata da
una struttura sanitaria.
Tra
le strutture sanitarie, quelle che hanno inviato più famiglie ai Club sono gli
ospedali e i Servizi per le tossicodipendenze. Tabella
8 - INVIO
Questo
risultato fa ipotizzare un rilevamento tardivo dei problemi alcolcorrelati.
Infatti, quando una persona si rivolge a strutture ospedaliere o territoriali
specifiche, spesso i suoi problemi hanno raggiunto una certa gravità. Sarebbe
invece importante che le persone venissero in contatto con i Club il più
precocemente possibile. Gli invii da parte di non sanitari (membri di Club,
familiari, ecc.) sono comunque abbastanza consistenti e rappresentano un dato
importante, poiché stanno a significare che c'è stata una certa penetrazione
dei Club nella comunità. Il canale che sembra essere da potenziare è piuttosto
quello del medico di base che, dato il suo ruolo privilegiato all'interno della
comunità, potrebbe fare molto per individuare precocemente i problemi legati
all'uso di alcol e anche per indurre la famiglia che ne soffre ad entrare in
trattamento. I
risultati ci mostrano anche il modo in cui i partecipanti partecipano al Club: i
risultati mostrano che più della metà dei membri ha iniziato il trattamento
negli ultimi tre anni. L'86,6% frequenta il Club in maniera regolare, una o più
volte al mese. Il 76,2% partecipa alle riunioni insieme a dei familiari. La
percentuale degli abbandoni nel 1998 è del 15,7% e la metà di questi sono
stati motivati da ricadute o dal ritenere risolto il proprio problema con
l'alcol. Al momento della rilevazione le persone sobrie, astinenti dall'alcol,
erano la quasi totalità (96,6%). Oltre la metà erano sobrie da più di un
anno, circa un terzo da più di tre anni e circa un quinto da oltre 5 anni. Nel
1998 circa un terzo dei membri hanno avuto ricadute e 12 membri hanno cambiato
Club. Tabella
10 - ANNO INIZIO TRATTAMENTO
Da questi dati emerge che non
sono molti i membri che frequentano i Club da più di 5 anni. La partecipazione
è dunque più elevata nei primi anni del trattamento e poi, via via, si
affievolisce. Il
fine ultimo del trattamento secondo l'approccio ecologico-sociale, non è solo
far smettere di bere le persone con problemi alcolcorrelati, ma è quello di
indurre un cambiamento di stile di vita delle loro famiglie che si rifletta,
poi, sulla cultura della comunità: smettere di bere è solo il primo passo nel
cammino verso uno stile di vita sobrio ed ecologico. Il Club non propone una
"cura" con una durata limitata nel tempo. Entrare a far parte del Club
dovrebbe costituire l'avvio di un processo di cambiamento nella direzione della
salute e della responsabilità per essa. La salute, intesa come benessere
psico-fisico-sociale, non è mai data una volta per tutte e la responsabilità
verso di essa non si esaurisce nello smettere di bere, ma consiste nell'adottare
una "filosofia di vita" indirizzata al miglioramento della qualità
della vita nelle comunità umane. Tuttavia è difficile, nella pratica
quotidiana, far comprendere fino in fondo questo significato più
"profondo" del lavoro dei Club. A questo scopo sarebbe necessario
potenziare l'aspetto della formazione continua, sia per le famiglie che per i
servitori-insegnanti, nell'ambito dell'approccio ecologico-sociale. Alla
stessa difficoltà è collegata una quota degli abbandoni avvenuti nel 1998:
infatti circa il 20% delle persone che si sono allontanate dal Club ha
dichiarato di averlo fatto perché riteneva di aver risolto il proprio problema,
dimostrando, con questa risposta, di non aver compreso l'essenza del lavoro dei
Club. Appare
tuttavia rilevante il fatto che solo il 15,7% dei membri abbia abbandonato il
trattamento nel periodo coperto dall'indagine. La maggioranza degli abbandoni è
motivata da ricadute nel comportamento del bere. La ricaduta fa parte del
percorso di una persona in trattamento per problemi di alcol e non dovrebbe
motivare un allontanamento dal Club. Anzi, il Club si dovrebbe attivare in
maniera particolare nei confronti della persona in crisi, anche, per esempio,
riunendosi presso l'abitazione della persona che, in ricaduta, sta allentando il
suo legame con il Club. Soprattutto, il Club non dovrebbe assumere un
atteggiamento giudicante: è importante far sentire a suo agio durante gli
incontri anche colui che beve. E'
assai rilevante il fatto che l'86,6% delle persone frequenti il Club
regolarmente e nel 76,2% dei casi insieme a dei familiari. Se la presenza di
familiari sembra non rappresentare una protezione nei confronti di ricadute,
tuttavia chi partecipa con i familiari meno frequentemente si distacca dal Club.
Questo dato è congruente con la teoria dell'approccio ecologico-sociale che da
più valore alla partecipazione che alle eventuali ricadute. Le ricadute sono
spesso considerate funzionali alla crescita del sistema poiché stimolano le
interazioni e le discussioni utili al processo di cambiamento e la famiglia è
vista come la risorsa più importante per affrontare i problemi alcolcorrelati. Per
quanto riguarda la sobrietà, cioè l'astinenza dalle bevande alcoliche, il
risultato è estremamente positivo. Non è tanto importante il risultato
puntiforme del 96,6% di persone sobrie al momento della rilevazione, che non dà
garanzia di stabilità. Sono invece molto significative le percentuali del 57,3%
di persone sobrie da oltre un anno, del 32,5% da oltre tre anni e del 18,5% da
oltre cinque anni. Un
altro risultato importante è quello relativo alla diminuzione dell'uso di altre
sostanze al momento della raccolta dei dati rispetto a quando le persone hanno
iniziato a frequentare il Club. La diminuzione dei consumi riguarda tutte le
categorie di sostanze considerate: tabacco, psicofarmaci non prescritti da un
medico e altre droghe. Questi dati ci mostrano che la popolazione dei Club della Toscana si sta muovendo in direzione di uno stile di vita più sobrio. Merito anche dei Club?
Tabella 16 - USO DI TABACCO, DROGHE E PSICOFARMACI NON PRESCRITTI
Scopo
del gruppo di lavoro che ha promosso la realizzazione della banca dati era anche
quello di sensibilizzare il mondo dei Club della regione rispetto all'importanza
dell'attività di ricerca. Per questo è stata realizzata una sezione dedicata a
questo argomento all'interno del Congresso Regionale e sono stati preparati
degli opuscoli con i risultati preliminari di questa ricerca (che sono andati a
ruba tra i membri dei Club!). Noi
crediamo che descrivere qualcosa significhi anche dargli un'identità e che
questo a sua volta favorisca il senso di appartenenza. Pensiamo inoltre che la
popolazione dei Club degli Alcolisti in Trattamento della Toscana sia pronta a
comprendere l'attività di ricerca nel lavoro quotidiano dei Club e a capire che
siamo noi, eredi di Leonardo da Vinci e di Galileo Galilei, i ricercatori di noi
stessi.
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