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Bere moderato

World Health Organization        1 November 1994

BERE MODERATO: UN SERIO AVVERTIMENTO DA PARTE DEGLI SPECIALISTI.

    Il consumo di alcol causa alcuni dei più seri problemi di salute nel mondo, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Il bere riguarda in modo sfavorevole una significativa porzione di popolazione, non solo  una minoranza di alcolisti o bevitori pesanti. Non esiste un limite minimo al di sotto del quale l'alcol può essere consumato senza nessun rischio. Così è come il Signor Hans Emblad, Direttore dell'OMS, ha reagito  ad una campagna che da qualche tempo provava a dare l'impressione che il consumo moderato di alcol pottesse essere buono per la salute, secondo gli specialisti dell'OMS il messaggio dovrebbe essere: "meno bevi, meglio è". L'alcol produce dipendenza, causa tumori e malattie croniche del fegato e contribuisce anche agli incidenti domestici, occupazionali e stradali. Inoltre partecipa all'evenienza di attività sessuali rischiose, suicidi, problemi familiari, violenza e crimine. Generalmente parlando il consumo di alcol è più dannoso per il povero perchè le deboli risorse che dovrebbero essere usate per comprare cibo ed altro per i bisogni essenziali della famiglia, sono spesso perse in alcol. Inoltre il bere aggrava la malnutrizione e gli effetti sono peggiori in persone malnutrite a causa della ridotta funzionalità epatica. Ancora più importante, l'alcolismo va a braccetto con il fumo, il quale incrementa considerevolmente i rischi della salute. Gli esperti dell'Oms pongono l'accento che le società sviluppate hanno sofferto per lungo tempo degli effetti sociali e sulla salute apportati dall'alcol ed in questo momento stanno sperimentando un lento ma fermo declino nel consumo in questione per la prima volta in tanti decenni.

    La produzione ed il consumo stanno continuando ad aumentare in tutto il mondo a causa dell'espansione del mercato in molti paesi in via di sviluppo in cui il consumo di alcol non era diffuso.

    Per quanto riguarda il possibile ruolo dell'alcol nella riduzione delle malattie cardiovascolari, per il quale si è molto discusso recentemente, studi scientifici dimostrano che solo un consumo molto basso, nell'ordine di una bevuta al giorno,è propenso a ridurre il rischio confrontato con la totale astinenza. Non ci sono indicazioni che un consumo maggiore abbia un effetto simile, mentre sopra i 2 bicchieri al giorno certamente incrementa il rischio .

    Gli specialisti del programma sull'abuso di sostanze dell'OMS dicono anche,in accordo con alcuni studi,che bassi livelli di consumo hanno un effetto protettivo solo su una parte limitata della popolazione: maschi sopra i 35 anni e donne nel post-menopausa. Inoltre, un consumo moderato di alcol per scopi preventivi ha poco senso in paesi dove la prevalenza di malattie cardiovascolari è bassa, incluso molta del mondo in via di sviluppo che rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione mondiale. In ultimo, questi specialisti, mostrano che quel "raccomandato" livello del bere non prende in considerazione il peso corporeo e la vulnerabilità personale, i modelli e le specie del bere o tutto il contesto del bere.

    Hans Embland afferma:ci sono altri modi per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari:

-evitare il fumo;

-impegno in attività fisiche;               

-minor introduzione di grassi alimentari;

    Quelli che già hanno preso tali precauzioni è improbabile che riducono ancor più il rischi con un bere leggero.

    In conclusione gli esperti dell'OMS ribattono nella battaglia contro gli effetti avversi dell'alcol, che è insostenibile e non saggio promuovere il concetto del bere moderato per ragioni di salute. Essi sono dell'opinione che la pubblicità data a questo concetto non è il risultato di una rigorosa ricerca scientifica ma è piuttosto ispirato da scopi commerciali.

      Per ulteriori informazioni si prega di contattare Mr.Hans Hembland, Direttore dei Programmi sulle Droghe World Health Organization, Ginevra, Svizzera.  Tel.(4122)791 43 15  www.who.int

Traduzione a cura di Marina Catarzi

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