|
|
|
Cancro e stili di vitaa cura di Marco Variara Straordinariamente importante il ruolo del fumo e dell'alcol: eliminando la sigaretta si eviterebbe il 90 per cento dei tumori polmonari ma anche il cancro del cavo orale, dell’esofago e del collo dell’utero vengono favoriti dal fumo; mentre eliminando l'alcol che causa ben 5 dei 9 tipi di cancro più diffusi nel mondo, si avrebbe una enorme riduzione dei tumori alla mammella, al colon, al retto, alla bocca, alla gola, al fegato e infine all'esofago. (Vedi Tabella in fondo all'articolo)
Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1996 in tutto il mondo più di 10 milioni di persone si sono ammalate di cancro: ebbene, 3 o 4 milioni avrebbero potuto evitare la malattia se negli anni precedenti avessero mangiato in modo diverso da come hanno fatto. Da quasi trent’anni l’oncologia mondiale studia con impegno il rapporto tra cibo e cancro e la valutazione che attribuisce a una “buona dieta” la possibilità di evitare complessivamente il 30-40% di tutti i tumori è quella che ottiene il maggior numero di consensi. Una delle prove più importanti a suo favore è fornita dagli studi statistici definiti “ecologici” o “di correlazione geografica”, quelli che confrontano l’incidenza delle malattie tumorali in diverse aree geografiche. Le differenze sono molto forti. Il cancro dello stomaco, per esempio, in Giappone è 25 volte più frequente che in Uganda, quello del colon negli Stati Uniti è 10 volte più diffuso che in Nigeria e il cancro del fegato in Mozambico è 100 volte più frequente che in Inghilterra. In questi e molti altri casi dello stesso tipo le responsabilità del cibo sono evidenti. Non solo, forti differenze nell’incidenza del cancro sono state riscontrate tra le popolazioni indigene, quelle che non hanno mai lasciato il loro paese di origine, e gli emigranti. I nigeriani che vivono in Africa, per esempio, hanno meno tumori del colon, del retto e del fegato di quelli emigrati negli Stati Uniti e anche tra i giapponesi emigrati nelle Hawai, dove lo stile di vita è di tipo occidentale, la frequenza dei tumori è diversa rispetto a quella che si registra nella madre-patria. Questi studi escludono che il motivo delle differenze esistenti tra una regione e l’altra siano la razza o fattori non verificabili (nel linguaggio comune si direbbe “il caso”) e ribadiscono invece che la maggiore o minore diffusione del cancro dipende in larga misura da come si vive e da quello che si mangia nei diversi paesi. Anche in Italia esistono prove della responsabilità della dieta sulla diffusione del cancro: un dato molto significativo è quello relativo al tumore dello stomaco. I registri-tumori mettono infatti in evidenza che quelle di Forlì-Ravenna e di Firenze sono due aree a alto rischio per questa malattia: in queste zone il tumore gastrico ha una incidenza doppia rispetto alla media italiana ed è di quasi 4 volte superiore rispetto all’incidenza del centro-sud. Uno dei fattori che possono spiegare l’incidenza di queste zone e di altre aree del centro e del nord-Italia è il forte consumo di salumi e di insaccati. Ma questo è soltanto un esempio. In linea generale nelle regioni settentrionali della penisola, le più industrializzate, il cancro ha complessivamente una frequenza doppia rispetto al meridione e alle isole anche a causa delle diverse abitudini alimentari. Secondo Franco Berrino, responsabile del Servizio di Epidemiologia dell’Istituto dei Tumori di Milano, «abbiamo perso di vista, e questo vale anche per molti medici e uomini di scienza, l’insegnamento che ci viene dai passati millenni, un esperimento grossolano ma di enorme significato. Da quando gli dei hanno insegnato a coltivare i campi, i popoli della terra hanno sempre saputo che cereali e legumi, occasionalmente insieme ad altri semi oppure a cibo di origine animale, più spesso insieme a verdure di vario tipo, offrono una perfetta combinazione alimentare. Nelle Americhe ancora oggi i poveri mangiano tortillas e fagioli, in nord-Africa semola di grano (il cuscus) e ceci, nell’Africa nera miglio e arachidi, in Oriente riso e soia, nel Mediterraneo agricolo riso e lenticchie oppure pasta e fagioli. Nei paesi occidentali ricchi, invece, nel corso dell’ultimo secolo ci si è progressivamente discostati dalla dieta tradizionale: cibi che un tempo erano mangiati soltanto occasionalmente, come molti alimenti di origine animale, a cominciare dalla carne ma anche dal latte che era difficilmente conservabile, oppure che non erano neppure conosciuti, come lo zucchero e le farine molto raffinate, sono diventate un nutrimento quotidiano. Attualmente si consumano anche cibi che in natura non esistono affatto., come certi grassi presenti nelle margarine o i nuovi “grassi non grassi”. Questo modo di mangiare, sempre più ricco di calorie, di zuccheri semplici e di proteine ma in realtà povero di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie “da civiltà”: l’obesità, il diabete, l’ipertensione, l’aterosclerosi, l’infarto cardiaco, l’osteoporosi, la stitichezza, l’ipertrofia prostatica e molti tipi di tumori tra cui quello dell’intestino, della mammella e della prostata». Ma occorrono altre considerazioni per capire la natura del cambiamento alimentare proposto dagli esperti. Per essere efficace, prima di tutto, la modificazione delle abitudini alimentari dev’essere qualitativamente complessa e questo fatto rappresenta un primo ostacolo alla sua attuazione. Per diminuire il rischio-cancro non basta togliere dal piatto il cibo “cattivo” (per esempio i grassi o il sale) e sostituirlo con quello “buono” (per esempio le farine integrali). I meccanismi biologici mediante i quali i cibi influenzano la crescita cellulare e favoriscono il tumore sono molteplici e complicati: è ragionevole pensare che anche una dieta protettiva richiede un cocktail equilibrato di molti alimenti diversi. Dunque, chi si aspetta la salvezza da uno slogan o da qualche ricetta resterà deluso. In molti casi inoltre è in gioco tutto lo stile di vita e non solo il modo di mangiare. «C’è una forte evidenza», ricorda Berrino, «che le verdure esercitino una azione protettiva nei confronti del cancro del polmone: chi le mangia regolarmente riduce della metà il rischio di ammalarsi rispetto a chi non le consuma. Ma se continua a fumare il pericolo del cancro al polmone rimane comunque alto». Un discorso analogo vale per il tumore dello stomaco: non è soltanto il sale che aumenta il rischio, è anche l’helicobacter pylori, un batterio che ha grosse responsabilità nella nascita e nello sviluppo di questa malattia. Un’altra difficoltà viene dal tempo richiesto perché i cambiamenti dietetici diano dei risultati. Solo in alcuni casi, come nella mammella e nel colon, i benefici di una buona dieta possono manifestarsi dopo 10-20 anni dal suo inizio ma di solito occorre che il costume alimentare “protettivo” parta precocemente, fin dall’infanzia, e che sia portato avanti per molti anni. Secondo il parere degli esperti i benefici di un cambiamento della dieta nella popolazione generale compariranno chiaramente dopo 15-60 anni dal suo inizio: a molti, vittime di un’epoca come la nostra che è divorata dalla fretta e che sembra senza domani, può apparire un traguardo troppo lontano per essere ambito. La
strategia della prevenzione alimentare dei tumori, infine, potrebbe risultare
falsata da un confronto affrettato con quella farmacologica. Da qualche anno
l’oncologia mondiale guarda in effetti con grande interesse alle ricerche che
si propongono l’identificazione di farmaci che potrebbero essere in grado, se
presi per molti anni, di diminuire il rischio di malattia: ma si tratta per ora
di promesse che attendono ancora una conferma e che in prospettiva, comunque,
non sono assolutamente in alternativa con la prevenzione alimentare. Conclude
Berrino: «Complessivamente non c’è ragione di essere pessimisti, oggi le
società occidentali percepiscono meglio che in passato la logica e i vantaggi
della prevenzione alimentare. Quanto è avvenuto per la sigaretta è
significativo, alle soglie del Duemila molti segnali fanno pensare che si
avvicini un cambiamento di rotta anche per quanto riguarda il modo di mangiare.
Siamo all’esordio, forse, di un atteggiamento finalmente rispettoso degli
equilibri naturali e delle loro complesse, misteriose esigenze anche a tavola».
Fonte: Tabella modificata da Food, Nutrition and Prevention of Cancer, Washington 1997, edita dalla World Cancer Research Found e dall’American Institute for Cancer Research. Questa tabella mostra con grande chiarezza gli effetti dell’alimentazione su 9 tipi di tumore che sono attualmente tra i più diffusi: per ognuno di loro (seconda colonna) vengono indicati i casi di malattia registrati annualmente sul pianeta. Con il segno (-) "VERDE" vengono indicati i cibi che esercitano un’azione protettiva nei loro confronti e con il segno (+) "ROSSO" quelli che li favoriscono (terza colonna). Viene quindi segnalata (quarta colonna) la percentuale minima e massima di tumori che, secondo i diversi studi, potrebbero essere evitati attraverso una buona alimentazione. Il numero dei casi di malattia che la dieta piò risparmiare è altissimo: in 3 casi (colon e retto, stomaco e esofago) tutti gli studi arrivano alla conclusione che una alimentazione più “naturale” eviterebbe una percentuale di malattia superiore al 50% e in altri due casi (mammella e cavo orale) una riduzione del 50% viene ipotizzata dalle indagini più ottimistiche. Da ultimo infine (quinta colonna) vengono indicati, quando sono noti, altri fattori che influiscono su ognuno dei tumori considerati Straordinariamente importante il ruolo del fumo e dell'alcol: eliminando la sigaretta si eviterebbe il 90 per cento dei tumori polmonari ma anche il cancro del cavo orale, dell’esofago e del collo dell’utero vengono favoriti dal fumo; e eliminando l'alcol che causa ben 5 dei 9 tipi di cancro più diffusi nel mondo, si avrebbe una enorme riduzione dei tumori alla mammella, al colon, al retto, alla bocca, alla gola, al fegato e infine all'esofago. Le raccomandazioni da non dimenticareEcco le raccomandazioni dettate nel 1997 dalla World Cancer Research Found e dall’American Institute for Cancer per uno stile nutrizionale che favorisca la prevenzione del cancro e di altre malattie croniche, con particolare riferimento alla cultura italiana e mediterranea. 1. Scegliete prevalentemente alimenti di origine vegetale, con un’ampia varietà di verdure e di frutta, di legumi e di alimenti amidacei (1) non o poco raffinati. 2. Mantenete il peso-forma (2) e non appesantitevi troppo nell’età adulta (non più di 5 chili). 3. Mantenetevi fisicamente attivi per tutta la vita 4. Mangiate almeno 4 porzioni al giorno (pari a 600-800 grammi) di verdure (3) o di frutta nel corso di tutto l’anno, approfittando delle varietà che offrono tutte le stagioni 5. Basate l’alimentazione quotidiana su cereali e legumi. Preferite prodotti che non abbiano subito importanti trattamenti industriali. Evitate il più possibile, invece, farine e zuccheri raffinati. 6. Le bevande alcoliche sono sconsigliate. Per chi ne fa uso abituale si raccomanda di non superare due bicchieri al giorno per gli uomini e uno per le donne (4) 7. L’uso abituale di carne rossa è sconsigliato. E’ preferibile consumare pesce e, qualche volta, carni bianche o di animali selvatici. 8. Limitate il consumo di grassi, soprattutto di origine animale. Vanno bene, invece, piccole quantità di oli vegetali. 9. Evitate il consumo di cibi conservati sotto sale e limitate l’uso del sale per cucinare o per condire. Privilegiate invece le erbe aromatiche. 10. Non lasciate a lungo cibi deteriorabili a temperatura ambiente ma conservateli in frigorifero 11. Certi additivi alimentari possono essere pericolosi, così come i residui di diserbanti e insetticidi 12. Evitate il consumo abituale di carni o pesci cotti a elevate temperature, alla griglia o affumicati. 13. Per chi segue queste raccomandazioni ogni integratore alimentare o supplemento vitaminico è inutile. (1)
Soprattutto cereali in chicci o sotto forma di pane integrale, pasta, polenta
eccetera: ma anche radici e tuberi |
| |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|