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CENTRO ALCOLOGICO TERRITORIALE

Vladimir Hudolin

    Cooperazione fra i programmi territoriali un ponte di collaborazione tra pubblico e privato

    I club formano una rete territoriale dei punti d'appoggio nella protezione e promozione della salute, che richiede una coordinazione di tutto il lavoro territoriale. Per questo ho deciso di inserire un breve capitolo sul centro alcologico territoriale, che dovrebbe servire a questo coordinamento dei programmi alcolcorrelati e particolarmente alla collaborazione tra le iniziative pubbliche e private.

    Il trattamento dell'alcolismo, secondo l'approccio ecologico o verde, ha come fondamento il club autonomo degli alcolisti in trattamento.

    Nella prevenzione primaria il concetto parte dalla necessità di cambiare la cultura sanitaria e generale della comunità locale, nella quale la gente vive e lavora, offrendo una migliore protezione e promozione della salute. Questo può essere in gran parte ottenuto già indirettamente dal lavoro dei club degli alcolisti in trattamento che fanno parte della comunità territoriale. Nella comunità dove ci sono più club degli alcolisti in trattamento, questo cambiamento si può già osservare. Basta vedere come è cambiata in queste comunità la relazione nei confronti dei problemi alcolcorrelati, verso gli alcolisti ed i club e, infine, anche verso gli alcolici. Tutti questi cambiamenti dovrebbero seguire le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità agli stati membri di ridurre i consumi degli alcolici del 25% entro l'anno 2000.

    Nonostante una stretta collaborazione tra i club e con le organizzazioni e le istituzioni pubbliche e private, esiste la necessità di organizzare altre attività da inserirsi nella comunità e, a questo scopo, vengono organizzate le scuole alcologiche territoriali ed i centri alcologici.

    Lo sviluppo di tali programmi ha avuto bisogno di molte nuove iniziative, della mobilitazione di un grande numero di operatori e di persone che potessero assumere il ruolo di insegnanti, di supervisori, di intraprendere la preparazione di progetti di ricerca, di pubblicazione dei risultati ottenuti dalle ricerche e dalle esperienze, di progettazione degli strumenti didattici, ecc.

    Con lo sviluppo ulteriore dei club e con i cambiamenti del sistema, era chiaro che sarebbe stato meglio contare su una possibilità di coordinamento di tutto il lavoro dei programmi e venne proposta l'organizzazione dei centri alcologici territoriali, a livello locale, provinciale e regionale. L'esperienza ha mostrato che un centro alcologico territoriale può funzionare una volta che esistono più di 30 club sul territorio che serve il centro. I centri dovrebbero cooperare fra loro tanto più che i centri di territori più grandi, centri provinciali e regionali, hanno più possibilità di dare i loro servizi ai centri più piccoli. Questo non significa una subordinazione ai centri più grandi, ma una collaborazione sullo stesso livello. La formazione e l'aggiornamento delle famiglie e degli operatori sarà esposto nella descrizione del centro.

    Oltre a tutto ciò, un gran numero di club degli alcolisti in trattamento richiedeva un coordinamento del lavoro di preparazione dei programmi per la formazione ed aggiornamento delle famiglie e degli operatori e molti altri aiuti tecnici e professionali.

    I servizi e le istituzioni sanitarie e sociali pubbliche hanno avviato programmi che, nella maggioranza dei casi, sono orientati classicamente. Gli operatori sanitari vedono ancora al primo posto la cura e anche se i problemi alcolcorrelati dipendessero completamente dalla sanità (e noi sappiamo che solo una piccola parte dipende dalla sanità), anche in questo caso, secondo i concetti contemporanei della protezione e promozione della salute, occorrerebbe mobilitare gli operatori volontari, operatori della salute, come li chiama l'Organizzazione Mondiale della Sanità, e dei programmi volontari sul territorio. I servizi sanitari e sociali pubblici non hanno un numero sufficiente di operatori aggiornati che si occupino di tutti questi problemi.

    L'aggiornamento degli operatori sanitari e sociali si trova davanti a grandi difficoltà e queste saranno presenti finchè non verranno riformate la formazione e l'aggiornamento degli operatori sanitari e sociali. Questa riforma raccomandata dall'O.M.S., per ora, non è stata realizzata nella maggioranza dei paesi.

    Esistono interessi speciali dei servizi sanitari e sociali i quali, nella forma organizzativa odierna, si trovano, e questo potrà sembrare strano, in collisione con la richiesta della protezione e la promozione della salute.

    Questo non può essere risolto neppure con l'appoggio delle organizzazioni private, in primo luogo con le Associazioni dei Club degli Alcolisti in Trattamento. Le organizzazioni sono realizzate per aiutare i club, ma non hanno un numero sufficiente di operatori professionali volontari, nè l'esperienza necessaria per una prevenzione primaria territoriale. A parte questo, quando si organizza un'istituzione o un'associazione, appaiono anche gli interessi specifici di queste organizzazioni, fra le quali inizia la lotta per influenzare il club, la lotta per il potere ed eventualmente per interessi economici. I club si possono appoggiare alle istituzioni pubbliche, ma in tale caso esiste il pericolo della medicalizzazione e della psichiatrizzazione dei programmi. Basta ricordare che molte volte si richiede che il trattamento dell'alcolista inizi in una istituzione sanitaria (anche quando non esiste una indicazione medica chiara) in cui la forma del trattamento sia in sintonia con le caratteristiche dell'istituzione (ospedalizzazione, ospedale di giorno, dispensario, ecc.) . Esiste anche la tendenza d'inserire i club degli alcolisti in trattamento nell'istituzione. Molte volte si assiste alla lotta per l'organizzazione dei servizi e dei reparti alcologici. Questo non significa che l'alcolista non abbia la necessità di una cura medica se esistono le indicazioni per tale cura vuol dire una malattia primaria o secondaria in relazione all'alcolismo che richiede questa cura. In tutti questi casi normalmente, oltre alla cura medica, c'è anche il bisogno di un processo prolungato per il loro alcolismo, per il loro legame specifico con il bere.

     Le Associazioni dei Club degli Alcolisti in Trattamento dovrebbero cambiare regolarmente i propri direttivi e questo può anche disturbare la continuità del lavoro. Non voglio dire che questo cambiamento dei direttivi non deve essere fatto più spesso, ma bisogna tener conto della continuità del lavoro. Anche l'opposto può disturbare i programmi. Basta analizzare la funzione del presidente del club per vedere come molte volte esiste la tendenza alla creazione di un sistema presidenziale. E' chiaro che sarebbe molto meglio poter organizzare un corpo funzionale (in nessun caso una struttura) il quale non avrebbe interessi specifici e rappresenterebbe una sorta di ponte tra iniziative pubbliche e private.

    Quando ho suggerito la formazione dei Centri alcologici territoriali non vi è stato inizialmente un particolare consenso: l'idea era stata ascoltata senza interesse. Soltanto più tardi si è riusciti ad organizzare un certo numero di centri, dei quali qualcuno ha cominciato a funzionare molto bene. Si deve dire che all'inizio anche a coloro che organizzavano i centri non era chiaro nè il contenuto, nè la parte formale del centro. Questo poteva essere visto chiaramente dai titoli di questi centri nei quali si rifletteva sia l'ambizione individuale, sia il desiderio che il centro diventasse una struttura. Malgrado l'organizzazione e le modalità di lavoro non possano essere prescritte in maniera rigida, mi sembra necessario descriverle in linee generali. A causa dell'enorme crescita dei club degli alcolisti in trattamento e dell'aumento della necessità di una supervisione dei programmi e soprattutto dei club degli alcolisti in trattamento, verranno organizzati vari centri maggiori o minori in un numero sempre crescente. La descrizione dei centri alcologici territoriali in generale e l'analisi del lavoro dei centri già esistenti sarà di grande aiuto pratico a tutti quelli che iniziano ad organizzarsi.

L'ORGANIZZAZIONE DEL CENTRO ALCOLOGICO TERRITORIALE E LA SUA FORMA

    Una volta definiti in modo chiaro lo scopo e la forma del centro alcologico territoriale, la sua organizzazione non è difficile. I fondatori del centro possono essere varie organizzazioni e istituzioni pubbliche e private che si occupano dei problemi alcolcorrelati (le istituzioni e i servizi sanitari e sociali, i comuni, le associazioni dei club degli alcolisti in trattamento, ecc.). I fondatori non dirigono il centro, ma possono avvalersi dei suoi servizi ed il centro può sottoporre loro i risultati del suo lavoro e le proposte per un controllo più efficace dei problemi alcolcorrelati. Il centro deve creare un legame molto stretto con l'associazione dei club degli alcolisti in trattamento perchè, come il club, agisce nell'ambito del concetto ecologico o verde. Il centro non dovrebbe diventare una struttura istituzionale, ma rimanere una associazione funzionale.

    Il suo organizzatore è l'Associazione dei club degli alcolisti in trattamento, ma non lo dirige. Coorganizzatore può essere anche un servizio alcologico pubblico.

    La costituzione del centro viene proposta durante una riunione composta dagli operatori dei club degli alcolisti in trattamento, dagli operatori pubblici che lavorano nei club, dagli operatori dei programmi alcologici territoriali e dalle famiglie inserite nei club. Se la proposta viene accettata, si propone l'assemblea del centro futuro, nella quale vengono proposti gli operatori dei club di un determinato territorio, operatori professionali attivi nei programmi alcologici, membri dei club degli alcolisti in trattamento, ma possono essere proposti anche operatori alcologici riconosciuti fuori del territorio, sotto condizione che siano attivi nei programmi ecologici territoriali.

    L'assemblea eletta nomina poi una presidenza con un presidente, un segretario ed un numero di membri per un periodo di tempo non inferiore ai due anni. L'assemblea propone inoltre le regole di lavoro del futuro centro. Il centro può anche avere un direttore per un periodo più lungo. Il centro dovrebbe funzionare sulla base del volontariato.

LE ATTIVITA' DEL CENTRO

    Il centro non ha un potere esecutivo, i risultati del proprio lavoro li sottopone all'associazione dei club degli alcolisti in trattamento o agli altri interessati. Le associazioni dei club, le istituzioni sociali e sanitarie o altri possono chiedere i servizi del centro ed in questo caso dovrebbero anche, se necessario e possibile, finanziare tale lavoro. Il centro prepara i programmi, ma non li realizza da solo se non trova in questo un interesse specifico e se non trova i mezzi necessari. Mi sembra il metodo migliore quello di assicurare i finanziamenti necessari per le attività del centro attraverso l'associazione dei club; comunque si possono individuare altri canali di finanziamento per i vari progetti. L'assemblea del centro, su proposta della presidenza, organizza vari settori di lavoro di cui occuparsi in futuro e, tra questi:

1. per la prevenzione primaria,

2. per i club degli alcolisti i trattamento, il loro lavoro e la loro territorializzazione, la mobilitazione degli operatori per i club,

3. per la formazione e l'aggiornamento degli operatori,

4. per la formazione e l'aggiornamento delle famiglie e l'organizzazione delle scuole alcologiche territoriali,

5. per le ricerche,

6. per l'organizzazione della raccolta ed analisi dei dati,

7. per attività editoriale,

8. per attività bibliotecaria e

9. per la supervisione dei programmi alcologici territoriali, ecc.

    Accanto a questi settori elencati se ne possono organizzare anche altri, o possono essere formati gruppi di lavoro ad hoc. I singoli settori preparano i programmi di lavoro e, per ogni programma, si organizza un gruppo di lavoro.

    Il singolo settore è condotto da un gruppo di operatori interessati che viene eletto dalla presidenza del centro ed il gruppo, al suo interno, su proposta della presidenza del centro, sceglie un coordinatore. Il gruppo di lavoro non è un gruppo statico, ma finisce con l'attività a seconda del cambiamento dei programmi.

    Le conclusioni, preparate sui vari problemi e progetti dal gruppo di lavoro, vengono inviate alla presidenza del centro, la quale, se accetta, le può fare discutere nell'assemblea del centro o le invia direttamente all'Associazione dei club o ad un altro ente che lo ha richiesto ed eventualmente finanziato.

SETTORE DELLA PREVENZIONE PRIMARIA

    Questo settore prepara un programma operativo per la prevenzione primaria sul territorio. Il programma viene preparato basandosi sulla teoria ecologica o verde ed in correlazione con gli interessi dei club e delle loro associazioni e, naturalmente, seguendo le raccomandazioni dell'O.M.S. (obiettivo 17 del programma "Salute per tutti entro l'anno 2000"). E' indispensabile una cooperazione stretta con le istituzioni ed i programmi del settore pubblico.

    Il gruppo di lavoro raccoglie la letteratura professionale sulla prevenzione, organizza i corsi per gli operatori della prevenzione primaria. Sulla base di tutto questo, il gruppo di lavoro prepara i programmi per la prevenzione primaria per il centro, per l'Associazione dei club o per altri committenti.

    Il gruppo di lavoro raccoglie il materiale necessario per la prevenzione primaria o prepara e suggerisce la preparazione del materiale originale didattico. I programmi per la prevenzione primaria devono essere coordinati a livello nazionale con lo scopo di evitare la ripetizione non necessaria e gli scontri sul territorio tra i vari gruppi di lavoro.

SETTORE DEI CLUB DEGLI ALCOLISTI IN TRATTAMENTO

    Il gruppo di lavoro di questo settore dovrebbe avere inclusi gli operatori dei club degli alcolisti in trattamento con esperienza maggiore, gli alcolisti in trattamento, i membri delle loro famiglie ed i professionisti che lavorano nei club. Il gruppo di lavoro dovrebbe tener conto della necessità di condurre il lavoro sulla base di un concetto comune. Un'attività specifica deve essere consacrata alla territorializzazione dei club, al loro collegamento con l'associazione dei club e con le istituzioni pubbliche che sono di interesse per il lavoro dei club. Questo gruppo di lavoro dovrebbe anche raccogliere dati sulle difficoltà che appaiono nel lavoro dei club che sono collegati con il centro. Sulla base di questi dati il settore può proporre che si realizzino i vari tipi di aggiornamento. Il gruppo deve, inoltre, assumersi l'obbligo di mobilitare un numero sufficiente di operatori per i programmi alcologici territoriali.

SETTORE PER LA FORMAZIONE E L'AGGIORNAMENTO

    Formazione ed aggiornamento rappresentano il perno per un sistema ecologico nei programmi territoriali. Formazione ed aggiornamento delle famiglie, degli operatori e delle comunità locali sono attivi già a partire dall'inizio dell'attività del primo club di alcolisti in trattamento in Italia. Ma, nonostante questo, a causa della rapida crescita del numero dei club e degli altri programmi per i problemi alcolcorrelati, è divenuto imperativo dare maggiore spazio, sia nelle ricerche che nel lavoro pratico, alla formazione e all'aggiornamento. La accresciuta domanda attuale riguarda non solo il numero degli operatori, ma anche una loro miglior formazione ed un aggiornamento continuo.

    Formazione ed aggiornamento debbono essere uguali per tutto il sistema e per tutto il territorio nazionale. E' sempre vivo il rischio di medicalizzazione e di psichiatrizzazione del sistema e molti professionisti spingono per ricondurre il processo del trattamento alle regole della terapia medica. Questo si spiega facilmente se si considera la loro formazione antecedente ed il lavoro quotidiano che essi svolgono spesso all'interno delle istituzioni mediche.

    La famiglia che inizia il trattamento ha necessità di una istruzione specifica in relazione ai comportamenti e problemi alcolcorrelati ed al funzionamento del club. Questo non significa che la famiglia non possa successivamente cercare altre conoscenze sull'alcolismo o sui problemi complessi (sui problemi psichici, sui disagi drogacorrelati, o altri combinati con quelli alcolcorrelati). Questo si fa sul territorio nelle scuole alcologiche territoriali.

    E' sempre meglio che la formazione di base sia organizzata sul territorio, al di fuori delle normali sedute di club e non nella sede di istituzioni sanitarie.

    Se la seduta normale del club ne accoglie lo svolgimento, il lavoro del club si trasforma praticamente in una continua formazione. E' bene invece che il ciclo della formazione inizi separatamente dalle sedute regolari, non appena una nuova famiglia entra nel club.

    Se la formazione si svolge all'interno delle istituzioni sanitarie si inclina inevitabilmente a medicalizzare il programma ed i partecipanti possono divenire succubi delle istituzioni, ed invece di attivarsi nel cambiamento del comportamento cercano la soluzione del problema nella terapia medica. Per questo anche le famiglie il cui membro inizia il trattamento nella istituzione dovrebbero seguire la formazione, quando possibile, nella scuola alcologica territoriale già durante la permanenza nell'ospedale.

    La formazione delle famiglie deve comprendere la motivazione ad un cambiamento, alla crescita e maturazione e all'utilizzazione dell'approccio sistemico.

    Il veloce sviluppo del numero dei club e degli altri programmi alcologici territoriali richiede un gran numero di nuovi operatori. Di qui la necessità di organizzare nel territorio delle occasioni di formazione ed aggiornamento, provvedendo a dotarsi di un adeguato numero di insegnanti locali. Possiamo dire che sul piano formale bisogna organizzare in ogni regione la possibilità di formazione ed aggiornamento per le famiglie e per gli operatori (corsi di sensibilizzazione), formando un gruppo quanto più completo possibile di insegnanti. Una équipe di insegnanti può servire al massimo per la formazione dei membri e degli operatori di 50_ 80 club degli alcolisti in trattamento. Questo no vuol dire che un certo numero di insegnanti non dovrebbe essere chiamato da fuori regione, per contribuire allo scambio di esperienze e all'arricchimento reciproco.

    Sarebbe meglio invece mantenere centralizzata ed in un posto fisso la scuola delle trecento ore. In essa vengono preparati i futuri insegnanti per i corsi di sensibilizzazione e per le altre forme di educazione delle famiglie nei club e nella comunità locale.

    I vari settori organizzati dal Centro alcologico territoriale dovranno instaurare una mutua cooperazione in quanto la formazione e l'aggiornamento delle famiglie nei club, delle famiglie della comunità locale, degli operatori, la supervisione e la formazione dei supervisori sono esigenze che riguardano tutti i settori.

 

FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO DELLE FAMIGLIE

Le scuole alcologiche territoriali

    Per la formazione e l'aggiornamento delle famiglie sono organizzate le scuole alcologiche territoriali.

    Per abilitare l'alcolista ad utilizzare il club con la sua famiglia in modo più efficace e per poter cambiare lo stile di vita personale, accettando il principio ecologico o verde, è necessario che, a parte la conoscenza pratica personale del proprio problema e della propria esperienza negativa, l'alcolista impari insieme ai membri della famiglia che cosa è il club e come in esso si lavora. A tale scopo, già dal primo giorno di entrata nel club, la famiglia deve iniziare la formazione di base che, sul fondo dell'esperienza, dovrebbe essere realizzata attraverso dieci incontri di due ore ciascuno.

    Per far sì che i programmi per la formazione delle famiglie nei club si svolgano in maniera sistematica e non disturbino il regolare lavoro dei club, sono state organizzate le scuole alcologiche territoriali. In precedenza la formazione veniva fornita durante le regolari sedute del club, ma questo creava disturbo al lavoro ed esigeva una ripetizione del processo ad ogni nuovo ingresso di una famiglia. In tal modo le famiglie da più tempo in un club venivano costrette a ripetere parecchie volte la stessa formazione, annoiandosi.

    Durante questa formazione la famiglia riceve un minimo necessario di apprendimento, sia dai discorsi offerti, sia dalle discussioni con le altre famiglie, per poter iniziare il lavoro nel club. Il resto lo imparerà durante il lavoro pratico, durante le sedute del proprio club, dalle discussioni con altri membri e con gli operatori e, infine, durante i vari convegni alcologici. Il libro "Alcol piacere di conoscerti", pubblicato dal Centro Studi di Trento, in collaborazione con l'Editore Erickson è stato proposto come manuale per le scuole alcologiche territoriali su tutto il territorio nazionale.

    L'approccio ecologico o verde ai problemi alcolcorrelati è un concetto dinamico in continuo cambiamento, influenzato dai risultati delle ricerche e delle nuove esperienze. Gli aspetti metodologici cambiano in modo relativamente rapido e, se non fosse prevista una formazione continua degli operatori e delle famiglie, molto presto si bloccherebbe la crescita e lo sviluppo dei programmi. L'esperienza dimostra che le conoscenze e la metodologia cambiano nell'arco di due anni. Pertanto diventa indispensabile un breve aggiornamento di quattro ore per le famiglie, da realizzarsi ogni due anni. Gli operatori possono essere aggiornati separatamente nei corsi di aggiornamento di due giorni che non dipendono dalla scuola alcologica territoriale.

    Per la formazione di base della famiglia e per il suo aggiornamento, il settore di lavoro dovrebbe prevedere programmi per almeno due anni futuri e assicurare gli insegnanti professionali o volontari che lo svolgeranno.

    L'ingresso delle famiglie dei club nei programmi territoriali procede molto più facilmente se viene prevista una formazione e sensibilizzazione delle famiglie della comunità locale che non hanno problemi alcolcorrelati. Tale formazione rientra nell'ambito dell'educazione alla salute e potrebbe realizzarsi attraverso quattro incontri di due ore ciascuno.

    La difficoltà iniziale era legata al nome "scuola", con il quale si intende di solito una istituzione e non una funzione. La scuola territoriale, come funzione, dovrebbe aprirsi ogni qual volta si trovino sul territorio 6 _ 12 famiglie entrate nei club con un problema alcolcorrelato. Devono essere organizzate quanto più possibile vicino alle famiglie coinvolte e per questo devono essere itineranti. Lo stesso vale per i corsi rivolti alle famiglie senza problemi alcolcorrelati.

    La formazione di base deve essere fatta da un insegnante per tutta la durata del corso. L'insegnante deve essere ben preparato. Il gruppo di lavoro del centro prepara i programmi, gli spazi necessari e gli insegnanti per la gestione della scuola territoriale. Oltre a questo, dovrebbe provvedere agli strumenti didattici ed ai manuali che saranno preparati per tutto il territorio nazionale. Anche questo settore funziona in stretta collaborazione con gli altri gruppi, come per esempio con il settore per la formazione degli operatori, con il settore che si occupa della prevenzione primaria, con i club, ecc.

    La scuola alcologica territoriale, recentemente introdotta tra le attività dei programmi alcologici territoriali, sebbene susciti ancora delle perplessità, riveste una grande importanza per la crescita dei programmi stessi. I servizi pubblici ed i loro operatori magari la vorrebbero trasformata in istituzione, palestra per i professionisti per parlare degli aspetti medici dei problemi alcolcorrelati. Al contrario la scuola va concepita come una funzione del volontariato, senza sovrastrutture. In tal modo può aprirsi e spostarsi dove è necessaria, secondo le richieste del territorio. La scuola ha nel suo programma per le famiglie nei club e nella comunità locale tre principali attività:

- la formazione di base per le famiglie subito dopo l'entrata in club,

- l'aggiornamento delle famiglie ogni due anni,

- la sensibilizzazione delle famiglie ai problemi alcolcorrelati e complessi nella comunità locale. Si tratta di famiglie che non sono nei club e che non hanno necessariamente problemi alcolcorrelati.

1) la formazione di base va organizzata vicino alla residenza delle famiglie, da sei a dodici, subito dopo l'ingresso nel club; dovrà essere fatta nel club se in un certo lasso di tempo non si trovano sufficienti famiglie residenti in zona. Questa formazione delle famiglie che entrano in club si svolge in dieci incontri, ciascuno di due ore. Il ciclo deve essere svolto da un solo insegnante, il quale deve adattarlo in modo da renderlo comprensibile ai partecipanti. L'insegnamento dovrebbe essere uniforme in tutta Italia e basarsi sul manuale "Alcol piacere di conoscerti", edito dalla Erickson di Trento.

2) l'aggiornamento delle famiglie di ogni territorio, le quali dovrebbero fruirne ogni due anni. L'esperienza mostra come nel volger di due anni il sistema esprime tanti cambiamenti che non solo l'operatore, ma anche le famiglie devono essere aggiornate. Il programma si può svolgere in quattro ore ed essere organizzato in un fine settimana, insieme con un programma sociale e l'insegnante deve essere ben aggiornato sulle novità del sistema.

3) la sensibilizzazione e la formazione offerte alle famiglie della comunità locale che non sono membri dei club e che non hanno necessariamente problemi alcolcorrelati.

    Il programma può essere diviso in due o tre serate di due ore ciascuna e deve essere condotto da uno stesso operatore.

    Gli insegnanti in tutti i diversi programmi della scuola possono essere professionisti pubblici o volontari paraprofessionali, a condizione che gli uni e gli altri siano bene aggiornati e lavorino come operatori dei club degli alcolisti in trattamento.

    Quando il trattamento degli alcolisti inizia con un ricovero, un day hospital o un altro tipo di ospedalizzazione parziale (dispensario, trattamento di fine settimana, ecc.), la formazione di base dovrebbe essere fatta, in tutti i casi possibili, nella scuola territoriale.

    Bisogna rifuggire da una diffusa consuetudine, che vede la formazione appannaggio di un gruppo di insegnanti che si prendono cura ognuno di aspetti diversi e, assai spesso, in modo molto tecnico. Codesta organizzazione non può offrire una informazione di base omogenea durante tutto il corso di venti ore e può suscitare delle perplessità se l'informazione di un insegnante appare anche minimamente differente da un altro.

FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO DEGLI OPERATORI

    La formazione e l'aggiornamento degli operatori sono tra le più importanti attività nei programmi per il controllo dei problemi alcolcorrelati. Si può trattare degli operatori pubblici e volontari, professionali o paraprofessionali, i quali, al di fuori di una formazione generale non hanno delle conoscenze specifiche pur possedendo, di solito, un'esperienza pratica.

    Nella formazione di base degli operatori bisogna prevedere un minimo di informazioni, di consigli pratici metodologici e l'abilitazione per l'inizio del lavoro nel club. Ulteriori informazioni gli operatori potranno averle dal lavoro diretto e dall'aggiornamento.

    Ancora più importante è che i partecipanti alla formazione ricevano gli stimoli per il cambiamento del comportamento in relazione ai problemi alcolcorrelati ed infine in relazione al proprio comportamento. Il gruppo di lavoro deve provvedere che vi sia un numero indispensabile di operatori per i programmi alcologici territoriali, inclusi i club degli alcolisti in trattamento. Bisogna prevedere che un certo numero di operatori abbandonerà ogni anno il lavoro pratico, per vari motivi e che non tutti quelli che entrano nella formazione di base entreranno nel lavoro pratico. Sulla base di tutti questi presupposti bisogna organizzare la formazione di base per un certo numero di operatori. Sul territorio un numero sufficiente di persone dovrebbe essere formato per condurre l'insegnamento nell'ambito della prevenzione primaria e nei vari programmi per la formazione degli operatori. In ogni territorio non sarà possibile trovare abbastanza insegnanti per tutti i livelli della formazione e dell'aggiornamento, pertanto si devono invitare insegnanti al di fuori del territorio. Per la formazione di base per il lavoro pratico bisogna mobilitare insegnanti del gruppo degli operatori locali.

    Per la formazione di base degli operatori sono previsti corsi di sensibilizzazione di cinquanta ore che nel tempo si sono adattati alla crescita e al cambiamento avvenuto nel sistema. L'esperienza ha dimostrato che, finito il corso, la maggioranza dei corsisti è idonea per operare nei club.

    A parte la formazione di base, il settore organizza vari aggiornamenti che di solito vengono condotti nei corsi monotematici di 2-3 giorni. Ogni corsista può, dopo un'esperienza prolungata di lavoro nel club, continuare l'aggiornamento nella scuola delle trecento ore.

    Una grande importanza hanno le riunioni regolari degli operatori dei programmi alcologici. Queste riunioni dovrebbero essere tenute almeno una volta al mese per gli operatori di un dato territorio. Tali riunioni hanno un grande significato anche per la supervisione del lavoro (autosupervisione, supervisione mutua). Gli operatori che per diversi motivi non possono partecipare regolarmente alle riunioni, non dovrebbero continuare a lavorare nei club.

    All'aggiornamento servono anche le riunioni di interclub locali, regionali, nazionali ed i vari convegni nazionali ed internazionali.

LA SCUOLA DELLE TRECENTO ORE

Corso di perfezionamento in alcologia

    La scuola offre agli operatori professionali e paraprofessionali la possibilità di formazione e perfezionamento di secondo livello. Allo stesso tempo nella scuola sono inseriti operatori provenienti da tutto il Paese, che hanno così la possibilità di un confronto e di uno scambio di esperienze tra le varie regioni. I corsisti utilizzano la scuola anche come preparazione prima di inserirsi come insegnanti nei vari livelli della scuola territoriale e nei corsi di formazione ed aggiornamento degli operatori.

    La durata della scuola è di trecento ore; metà è raccolta in tre settimane residenziali non consecutive ed il resto è distribuito nei vari programmi territoriali, come tirocinio.

    Contemporaneamente il corsista prepara una tesi, seguito da un relatore. Tale tesi dovrebbe essere una ricerca sui problemi alcolcorrelati, sui problemi della psichiatria ecologica o una descrizione delle esperienze di lavoro pratico; può consistere anche in una ricerca bibliografica. La tesi viene discussa davanti ad una commissione nominata dal comitato scientifico della scuola e dà diritto ad un attestato.

    La scuola delle trecento ore è stata organizzata a Zagreb, Trieste - Udine, Treviso, Trento, Milano - Bergamo, Torino. Negli ultimi tre anni si è tenuta a Trento come scuola nazionale. Attualmente esistono le richieste di organizzare i corsi di perfezionamento anche sulla base territoriale. Le scuole di trecento ore dovrebbero includere nei programmi sempre più la multidimensionalità e la spiritualità antropologica.

    Naturalmente si può continuare il proprio aggiornamento anche al di fuori della scuola e degli altri corsi, leggendo, ricercando e scrivendo. Anche la partecipazione ai vari convegni, congressi e corsi monotematici di secondo livello è utile.

LA FAMIGLIA E I PROGRAMMI ALCOLOGICI TERRITORIALI

    Nell'approccio alcologico territoriale per i problemi alcolcorrelati e complessi (nel quale i club hanno una parte essenziale) è inserito il concetto sistemico. Il concetto sistemico è stato sviluppato dopo la descrizione della teoria generale dei sistemi, intorno al 1950. La teoria sistemica non osserva il disagio o il comportamento individuali, ma vede i problemi, inclusi quelli alcolcorrelati e complessi, inseriti nei sistemi biosociali, prima di tutto nella famiglia e nella comunità locale. Significa, in altre parole, ritenere che i comportamenti, inclusi quelli alcolcorrelati, incidano sulla vita di tutto il sistema biosociale e, in special modo, sulla famiglia. Non si può parlare di un problema individuale che non provochi contemporaneamente un disagio a tutto il sistema familiare.

    All'inizio la teoria sistemica fu introdotta nella psichiatria e, più tardi, in alcologia. Ed è da notare che essa non presume una terapia o una specifica terapia famigliare.

    Nonostante l'evidente importanza di un approccio sistemico, ancora oggi molti vedono la famiglia come un gruppo che dovrebbe aiutare il proprio membro "malato" e non come un sistema famigliare con un disagio, e attribuiscono al "malato" la funzione di membro designato, utile al sistema famigliare stesso per continuare la vita, sia pure tra grandi difficoltà. La famiglia viene in tal modo chiamata ad aiutare il membro "malato" senza che venga richiesto un cambiamento di tutto il sistema, di tutta la famiglia, di tutti i suoi membri. Ed è scontato che ad un tale approccio sia congeniale il concetto di alcolismo concepito come una specifica malattia. Di conseguenza tutti gli operatori, tutte le famiglie, tutti gli alcolisti con le loro famiglie sono educati a considerare l'individuo, la sua malattia e la necessità di una terapia e trovano difficile cambiare questo atteggiamento e osservare la famiglia come un sistema in bisogno di solidarietà.

     L'approccio sistemico, invece, vede come cliente tutto il sistema famigliare. Ed è la famiglia che viene chiamata a cambiare, crescere e maturare, modificare comunicazioni ed interazioni all'interno della famiglia e dei sistemi in cui vive e lavora.

    Molte volte invece di vedere la necessità di crescita e maturazione, l'intervento nella situazione reale si sostanzia in un tipo di terapia famigliare, che attribuisce il problema alla psicopatologia di un membro della famiglia o della famiglia stessa, medicalizzando così il trattamento e cercando la soluzione in una terapia basata su concetti tradizionali.

    Nel lavoro pratico spesso si incontrano familiari disponibili sì ad aiutare il membro in difficoltà, ma non ad accettare la necessità di un cambiamento personale con la motivazione che loro non sono alcolisti e non sono malati e riluttanti, quindi, ad accettare l'approccio sistemico. E questo avviene qualche volta anche dopo anni di lavoro nel club. In casi siffatti possiamo aspettarci dalla famiglia una ricaduta nel comportamento antecedente, che individua la causa delle difficoltà esclusivamente nel comportamento del membro "malato"; questo atteggiamento lo si ritrova più facilmente nel caso di peggioramento delle condizioni esterne o interne della famiglia.

     E' dall'operatore, il quale deve ottenere il proprio cambiamento tramite una formazione e un aggiornamento adeguati, che dipende la possibilità di realizzare un approccio alternativo, sistemico. Anche l'operatore può provocare dei problemi, se ritiene la terapia tradizionale ( inclusa la terapia famigliare), la giusta risposta per ottenere il cambiamento della famiglia.

    Questo non significa che l'operatore non possa utilizzare nel lavoro le proprie conoscenze, acquisite durante la formazione professionale, per meglio comprendere le difficoltà della famiglia, ma senza illudersi di poterle eliminare tramite la terapia tradizionale.

    Dell'approccio famigliare si è molto parlato nei programmi ecologici, e sono stati organizzati anche dei corsi monotematici.

    A giudicare dalle difficoltà di inserimento e di permanenza nel club di molte famiglie, il punto cruciale consiste nella necessità di offrire alla famiglia una informazione adeguata ed avviare il cambiamento dell'intero sistema famigliare. Questo intervento richiede, a sua volta, programmi meglio confezionati ed operatori aggiornati.

IL CENTRO E LA RICERCA ALCOLOGICA

    Il gruppo del centro che si occupa delle ricerche deve essere composto da persone che abbiano una certa esperienza ed un'inclinazione verso questa attività. La ricerca è oggi indispensabile in ogni attività umana. I programmi si occuperanno prima di tutto delle ricerche significative per l'attuazione pratica dei programmi stessi e, solo eccezionalmente, potranno occuparsi delle ricerche fondamentali. Le ricerche, che devono accompagnare tutte le attività pratiche, non sono solo importanti per il lavoro, ma sono anche il più efficace e conveniente metodo per la formazione degli operatori. Fra le ricerche che devono essere presenti nei programmi dei centri alcologici, quelle epidemiologiche hanno una rilevanza soprattutto perchè attraverso esse si può far conoscere l'entità e la gravità dei problemi alcolcorrelati sul territorio. Possono inoltre essere utili per conoscere meglio la cultura sanitaria locale, fornendo in tal modo utili e importanti dati per la prevenzione primaria. Le ricerche epidemiologiche possono dare anche un'immagine più chiara delle famiglie nelle quali sono presenti i problemi alcolcorrelati e complessi, forniscono inoltre i dati necessari per la valutazione dei risultati ottenuti e delle cause degli eventuali insuccessi.

    Nelle ricerche epidemiologiche si dovrebbe dedicare una maggiore attenzione alla ricerca sulla metodologia del lavoro, sulla verifica di coerenza con il concetto teorico espresso e sull'influenza che la formazione e l'aggiornamento hanno sui cambiamenti pratici della metodologia.

    Di importanza fondamentale sono le ricerche che hanno la possibilità di valutare i risultati e di indicare i cambiamenti necessari nel lavoro futuro.

    Per tutte queste ricerche il centro deve organizzare una raccolta sistematica dei dati. Le difficoltà esistenti in questo campo ancora oggi si evidenziano nella difficoltà di ottenere informazioni esatte sui club degli alcolisti in trattamento, sugli operatori dei club, sul numero di coloro che hanno abbandonato i programmi per varie cause, sulla mortalità degli alcolisti, ecc.

    Nei vari programmi di ricerca devono essere inseriti anche gli alcolisti ed i membri delle loro famiglie. Il gruppo di lavoro deve preparare l'elenco dei problemi da ricercare, mobilitare le persone che lavoreranno nei programmi e preparare i progetti di ricerca.

RACCOLTA ED ELABORAZIONE DEI DATI

    L'importanza dei dati e delle ricerche per il lavoro dei programmi alcologici territoriali in generale è già stata sottolineata. Sarebbe bene evidenziare il valore delle informazioni che il club dovrebbe raccogliere regolarmente mettendole a disposizione del centro alcologico territoriale. Le informazioni vengono raccolte su tutte le famiglie, incluse quelle che hanno avuto anche un solo contatto con i programmi. Il gruppo di lavoro prepara i questionari ed individua la metodologia di elaborazione dei dati. Questa attività del centro deve essere in sintonia e coordinata a livello dei programmi nazionali, il che significa fare riferimento al registro nazionale dei club degli alcolisti in trattamento, organizzato e condotto a Treviso. La cooperazione dei club e delle loro associazioni con il centro di Treviso ha un significato particolare.

PUBBLICAZIONI DEL CENTRO

    Parallelamente alle ricerche ed alla raccolta dei dati è di grandissima importanza mettere a disposizione i risultati della ricerca: tutto quello che non viene pubblicato, è come se non fosse mai stato fatto.

    I materiali pubblicati servono per confrontare simili risultati prodotti da altri e inoltre sono necessari per informare il pubblico in generale ed offrire la possibilità di essere valorizzati dal pubblico professionale.

    E' un errore quando ogni centro vuole pubblicare tutto: dai manuali ai progetti di ricerca. Sarebbe meglio se vari centri si aggregassero sia a livello locale che nazionale. In tal modo il lavoro potrebbe essere meglio realizzato, con più efficacia e con costi minori. In questo senso il Centro Studi e Informazioni di Trento, con l'Editore Erickson ha concordato di pubblicare una collana di alcologia e psichiatria ecologica.

BIBLIOTECA DEL CENTRO

    Tutte le attività del centro alcologico territoriale che sono state descritte non possono essere realizzate se non esiste la possibilità di usufruire di un servizio di biblioteca ben organizzato. Ogni centro dovrebbe disporre di pubblicazioni alcologiche di base. Nei centri più organizzati dovrebbe essere attivato un servizio adeguato.

    Il centro di San Daniele e il dr. Francesco Piani hanno assunto il compito di raccogliere le informazioni su tutto ciò che si pubblica in Italia sui club degli alcolisti in trattamento e di pubblicare le note bibliografiche regolarmente sulla rivista "Camminando insieme".

Sarebbe utile una biblioteca alcologica centrale a livello nazionale.

I centri che possono permetterselo sarebbe bene potessero disporre di un segretario.

IL CENTRO ALCOLOGICO TERRITORIALE E LA SUPERVISIONE

    Il gruppo di supervisione avrà in futuro un numero di compiti sempre maggiore. Per questo, nel Giugno 1991, si è tenuto a Trento un corso sulla supervisione. Le conclusioni di questo corso saranno molto utili nel favorire lo sviluppo di un sistema di supervisori.

    Alcune fra le domande alle quali il gruppo dovrà trovare risposta sono: modalità di organizzazione di una supervisione sistematica, scelta e formazione dei supervisori, supervisione dei supervisori e molte altre. Prima di tutto si deve chiarire che cos'è la supervisione del lavoro dei club, degli operatori e dei programmi alcologici territoriali.

    Per il momento le riunioni territoriali degli operatori che si organizzano ogni mese possono servire come autosupervisione.

HUDOLIN VL., INTRODUZIONE, IN HUDOLIN VL., CIULLINI A., CORLITO G., DELLAVIA M., DIMAURO P.E., GUIDONI G., SCALI L. (A CURA DI), L'APPROCCIO ECOLOGICO-SOCIALE AI PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI, TN, ERICKSON, 1994, PP.15- 113.

 

 

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