Indagine
Eurispes sull'alcol: un milione e mezzo di
persone lo usano ogni giorno. Si comincia a 15 anni
Cinque milioni di italiani
prigionieri della bottiglia
(17 giugno 2000)
ROMA -
L'alcol, una minaccia più grande dell' eroina. Un milione e mezzo di
italiani ne lo usano ogni giorno. Tre milioni e mezzo ne consumano
molte volte al mese. Una forma di tossicodipendenza paragonabile a
quelle delle droghe pesanti. Ma ancora sottovalutata. Soprattutto dai
giovani, che vi scivolano con pochissima coscienza del rischio e sono
vittime spesso di "polidipendenze", cioè alcol e pasticche,
alcol ed eroina o cocaina.
Lo afferma una ricerca dell'Eurispes sugli alcolisti in trattamento, i
cui dati dimostrano quanto l'alcolismo nel nostro Paese sia ancora un
fenomeno diffuso in modo preoccupante e che non accenna a
ridimensionarsi. Secondo la ricerca, inoltre, le previsioni per il 2000
non sono affatto incoraggianti. In totale nel '99 in Italia sono stati
consumati 47 milioni di litri di alcolici che, escludendo i bambini e
gli astemi, significano 87 litri l'anno a testa. A proposito di vino,
poi, (58 litri annui in media) gli italiani vengono solo dopo i francesi
(59 litri pro capite l'anno). Anche il consumo di birra risulta essere
in leggero ma costante aumento (23,8 litri annui pro capite),
soprattutto tra i giovani. Lo studio Eurispes traccia anche l'identikit
dell'alcolista: una persona molto lontana dallo stereotipo che lo vuole
simile ad un barbone. Il tossicodipendente da alcol è una persona come
tante altre, con un lavoro, una famiglia e una casa, che cerca aiuto
dalla bottiglia per superare i problemi della vita quotidiana. Ha cominciato a bere insieme ad amici (52,3% dei casi) o
familiari (27%) e il primo bicchiere di vino l'ha assunto ancora prima
dei 15 anni. L'adolescenza, infatti, è spesso l'età della prima
sbornia.
I più a rischio, secondo l' Eurispes, sono gli immaturi (il 47,8% del
campione di alcolisti in trattamento dell'indagine) e gli insicuri (il
22,6% del campione). I primi, soprattutto uomini, hanno cominciato a
bere per euforia (40,9%), per noia (18,2%)o perché volevano stare
meglio con gli altri (59,1%). I secondi si sono avvicinati all'alcol per
tentare di superare una situazione che ritenevano difficile (30,8%), per
cercare di rilassarsi (23,1%), per stare meglio con gli altri (23,1%).
L'indagine codifica inoltre una terza categoria: quella delle deluse
(29,63% del campione), donne non occupate, casalinghe, separate, vedove
o divorziate che hanno cominciato a bere a casa propria per depressione
(24,1%) e solitudine (18,5%). Per tutte la bottiglia è un'oasi felice
nella quale trascorrere una parte della giornata. Gli alcolisti in
trattamento intervistati dall'Eurispes raccontano, infine, di aver
deciso di "venirne fuori" per la famiglia (24%), per problemi
di salute (19,6%), per la voglia di vivere (8,9%). Dichiarano di essere
stati aiutati (75%) dalle associazioni di volontariato e, a seguire,
dagli amici, i familiari e le strutture sanitarie.
(17 giugno 2000)