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E-Mail

a cura del Cesit dell'Università degli Studi di Firenze

 www.cesit.unifi.it

    Il servizio di posta elettronica è stato concepito ed ottimizzato per lo scambio di semplici messaggi di testo da persona a persona, l'uso improprio del servizio tende a danneggiare tutti gli utenti di Internet, perché sovraccarica inutilmente le risorse della rete provocando disagi, disfunzioni e rallentamenti.
Gli abusi più comuni sono, nell'ordine: allegati sovradimensionati, catene e spamming.

Allegati sovradimensionati

    Inviare un allegato abnorme con la posta elettronica è un'operazione purtroppo molto frequente che porta una grande quantità di disguidi e disfunzioni. Il servizio di posta elettronica era infatti nato con lo scopo di scambiare brevi messaggi di testo, mentre la possibilità di inviare file allegati è una caratteristica che fu aggiunta solo in un secondo momento. Per questo motivo il protocollo della posta elettronica è rimasto del tutto inadeguato al trasferimento di grandi quantità di dati.
Finché l'allegato, o gli allegati, rimangono entro pochi Kbyte non c'è nessun problema, fino a 500 Kbyte è ancora tollerabile; 1-2 Mbyte è fortemente sconsigliato ma ancora possibile, mentre inviare un allegato di oltre 2 Mbyte significa sabotare la rete.
Allegati così grandi provocano la congestione dei server e dei collegamenti, rallentano tutto il traffico della rete e riempiono completamente la casella del destinatario che così non può più né ricevere altri messaggi né scaricare quelli già arrivati (spesso la casella rimane bloccata in un modo tale da dover richiedere l'intervento di un amministratore).
Può anche succedere che lo stesso server di destinazione rifiuti l'e-mail e la faccia rimbalzare al mittente, col risultato di intasare due volte la rete e bloccare anche la casella del mittente. Si può arrivare ad un palleggio dell'e-mail avanti e indietro fra i due server di arrivo e di destinazione, con le conseguenze immaginabili.

Catene, appelli, petizioni e burle

e catene di Sant'Antonio hanno ritrovato nuovo vigore con l'avvento della posta elettronica: è molto più comodo e veloce fare 20 copie di una e-mail piuttosto che di una lettera su carta.
Le considerazioni etiche riguardo la diffusione di catene di Sant'Antonio le lasciamo al buon senso delle persone, qui vogliamo solo rilevare come l'uso di un servizio di pubblica utilità per uno scopo così futile costituisca un'inutile spreco di tempo e di risorse. Non propagate mai le catene, ma cestinatele appena vi arrivano.

e petizioni meritano un discorso a parte: molto spesso arrivano messaggi con urgenti richieste di aiuto per persone malate o in pericolo di vita, per esempio si può richiedere urgentemente la donazione di midollo osseo per salvare un malato terminale e quindi di diffondere l'appello stesso al maggior numero di persone. È difficile giudicare obiettivamente un messaggio che tocca la sensibilità più profonda delle persone, eppure si devono fare alcune considerazioni:

·        Queste petizioni, molto più spesso di quanto si creda, sono solo delle odiose burle, messe in giro con lo stesso scopo delle catene di Sant'Antonio, se non addirittura con scopi fraudolenti (di cui parleremo nella pagina dedicata alle truffe).

·        Quando anche la petizione sia partita da una persona veramente bisognosa e in buona fede, non è l'e-mail il modo giusto per trovare aiuto. I donatori di midollo (o qualunque altra cosa) non si trovano per caso rivolgendosi ad una massa di sconosciuti, ma esistono invece enti ed associazioni preposte per lo scopo che sono già in contatto, attraverso canali appropriati e professionisti competenti, con tutti i possibili donatori. Realisticamente, una persona che riceve un appello di questo tipo non sarà in grado di offrire nessun aiuto concreto, se non quello di propagare ulteriormente il messaggio ad altre persone altrettanto non competenti e non in grado di intervenire. Certo, è comunque difficile negare una speranza, per quanto infinitesima possa essere.

    Altre petizioni hanno argomento umanitario o animalistico, oppure sono appelli e denunce. In tutti i casi viene richiesta la massima diffusone del messaggio, eventualmente aggiungendo in calce il proprio nome ed indirizzo. Due esempi per tutti sono la petizione sui diritti delle donne afgane e la petizione sugli allevamenti di orsi in Cina. Entrambe sono partite da persone o enti che agivano in buona fede (non si tratta cioè di burle o di truffe), tuttavia l'unico risultato ottenuto è la congestione della rete. Infatti le petizioni in formato elettronico sono pressoché prive di valore in quanto non "autografe".
È comunque vero che queste petizioni, se non altro, diffondono la consapevolezza dei problemi, ma costituiscono anche una facile valvola di sfogo per la coscienza degli individui, che si illudono così di fare qualcosa di utile, mentre il vero impegno sociale richiede ben altri sforzi ed energie per produrre risultati concreti.

    Vi sono poi le burle (hoax in inglese): allarmi, denunce ed offerte prive di qualsiasi fondamento. Ad esempio, sono molto frequenti i messaggi che mettono in guardia contro presunti virus dagli effetti devastanti che arriverebbero con la posta elettronica: si tratta di allarmi completamente fasulli, per difendersi efficacemente basta attenersi alle regole descritte nella pagina dei virus. I virus realmente pericolosi vengono annunciati dai mezzi di informazione e non per posta elettronica. Per sapere quali sono i virus veramente esistenti si può dare un'occhiata alla Virus Encycolpedia della Symantec.
Altro esempio tipico sono le offerte mirabolanti di cellulari gratis, di soldi offerti dalla Microsoft o da altre ditte, in cambio della spedizione di e-mail al maggior numero di persone. Tutto assolutamente falso. Si tratta sempre di catene di Sant'Antonio (se non di truffe vere e proprie).
Infine ci sono denunce completamente inventate, come ad esempio i presunti effetti cancerogeni del solfato di laurato di sodio, sostanza detergente contenuta negli shampoo e nei cosmetici.

    Sul sito della Inboxer rebellion (sezione di un più ampio sito dedicato alle leggende urbane) si trovano le recensioni (in inglese) delle varie e-mail che circolano su Internet, divise per categorie e distinte fra burle e lettere autentiche. Un sito analogo (sempre in inglese) è Hoax Kill, mentre Vmyts si occupa in modo specifico dei falsi allarmi virus. Anche nel portale di About si trova una sezione dedicata alle leggende urbane e in particolare alle burle via e-mail. Ognuno di questi siti possiede un motore di ricerca con parole chiave (cercare il link "search" nella home page).

    In conclusione, adottate un semplice principio: non propagate mai le lettere-catena, per nessun motivo: l'unico risultato concreto che potrete mai ottenere è quello di intasare inutilmente la rete.

Spamming

    Viene detta spamming la spedizione simultanea di uno stesso messaggio a centinaia o migliaia di indirizzi di posta elettronica. Si tratta in genere di pubblicità o di inviti a visitare qualche nuovo sito e spesso questi messaggi si affrettano subito a dichiarare solennemente di non essere spam, citando tutta una serie di presunte giustificazioni, tipo "puoi cancellarti in qualunque momento" (figuriamoci!), "non ti invieremo niente che non desideri" (ma se l'hanno già fatto!), "sei libero di scegliere" (ci mancherebbe!), ecc. Potete trovare qui un classico esempio.
Indipendentemente dalle motivazioni addotte, qualsiasi comunicazione pubblicitaria (commerciale, politica, religiosa, ecc.) non richiesta è spam per definizione.
Il motivo per cui lo spamming è da considerare un abuso è molto semplice: chi fa spamming sfrutta gratuitamente per motivi di tornaconto personale un servizio pensato per essere di pubblica utilità, per di più importunando gli ignari utenti, dopo essere venuto in possesso del loro indirizzo di posta elettronica.
Ma in che modo gli spammer si procurano gli indirizzi? La fonte preferita sono i newsgroup: migliaia e migliaia di messaggi di pubblico dominio, ognuno con il mittente chiaramente indicato; gli spammer usano programmi che estraggono in pochi istanti gli indirizzi di tutti i mittenti dei messaggi, costituendo così un corposo database da utilizzare in proprio o da rivendere ad altri. Anche le chat sono soggette allo stesso rischio. Programmi più sofisticati consentono poi di analizzare addirittura le pagine dei siti Web, estraendo tutti gli indirizzi di posta elettronica in esse contenuti. La fonte principale rimane comunque il newsgroup: chiunque invii un messaggio ad un newsgroup può star certo di essere automaticamente intercettato dagli spammer.

er questo motivo molti utenti dei newsgroup camuffano il proprio indirizzo inserendovi un elemento estraneo, in modo da ingannare il programma degli spammer (che cattura così un indirizzo fasullo) ma facendo il modo che le persone si accorgano del trucco e possano ricostruire l'indirizzo vero. Per esempio un indirizzo del tipo "utente@server.it" può essere trasformato in "utente@TOGLIQUESTAROBAserver.it", oppure "utente@VIAQUESTOserver.it", oppure "utente@NIENTESPAMserver.it". Evitare elementi banali come "NOSPAM", "REMOVE", "REMOVETHIS" che vengono ormai riconosciuti e rimossi automaticamente dagli stessi programmi; inoltre, se dovete alterare il vostro indirizzo, inserite sempre la modifica nel nome del server (cioè a destra della @), in questo modo il messaggio dello spammer non riuscirà neppure a partire.
Un'altra precauzione riguarda la compilazione di moduli on line: in molti siti Internet viene richiesta la registrazione per accedere ai servizi o per scaricare del software e fra i dati richiesti figura quasi sempre come obbligatorio l'indirizzo di e-mail. In questo caso non serve dare un indirizzo fasullo o camuffato, perché spesso quell'indirizzo verrà usato proprio per comunicare all'utente il codice personale con cui accedere ai servizi richiesti. La soluzione allora è procurarsi un indirizzo fittizio, presso uno dei numerosissimi siti che offrono caselle di e-mail gratuite, e usarlo solo per le registrazioni on line. Se dovesse finire sotto un bombardamento di spamming, lo si può sempre disdire.
Ad ogni modo, quando si riempie un modulo on-line bisogna sempre stare attenti a togliere la spunta dalle caselle "tenetemi informato sulle offerte" o "sulle novità", altrimenti si autorizza espressamente l'invio di annunci e di pubblicità. Tuttavia spesso l'autorizzazione è contenuta nelle stesse condizioni di registrazione (basta leggerle, devono essere sempre presenti), per cui chi si registra accetta implicitamente di ricevere tali comunicazioni. In questo caso non si tratta più di spam.

uando si riceve una lettera di spam la miglior cosa da fare è cestinarla; evitate invece di rispondere, di reclamare direttamente al mittente o anche di seguire le "istruzioni di cancellazione": in tutti e tre i casi il mittente viene informato che il vostro è un indirizzo valido e verificato, che acquista così un valore ancora maggiore. Poiché lo spamming è considerato illegale, chi ha tempo e voglia può cercare di capire da dove è partito e denunciare l'accaduto al provider. Chi fosse interessato può trovare un'ottima guida anti-spam in italiano all'indirizzo http://www.collinelli.net/antispam/.
Un'altra lettura obbligatoria per tutti gli utenti della rete è Netiquette: si tratta di pochissime pagine che spiegano con chiarezza (in italiano) qual è il corretto uso di tutti i servizi di rete.

 

 

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