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SCUOLA TERRITORIALE E PROGRAMMI MULTIDIMENSIONALI. Il cambiamento della cultura sanitaria e generale richiede non soltanto la prevenzione secondaria o terziaria, ma anche un'azione specifica nell'ambito della prevenzione primaria. Per tutti e tre i tipi di interventi preventivi nell'ambito dei problemi alcolcorrelati abbiamo organizzato le scuole alcologiche territoriali. L'attività delle scuole territoriali alcologiche deve essere estesa anche ai problemi alcol/droga correlati e a tutti quei problemi che sono combinati con un problema alcolcorrelato (disturbi psichici, comportamentali, ecc.). Molte volte ci si chiede per quale motivo dovrebbe occuparsi di prevenzione primaria il volontariato anzichè i servizi pubblici. Esistono alcuni fattori che lo rendono necessario: * la prevenzione primaria non significa solo fornire informazioni mediche, ma anche psicologiche, sociali e socioculturali. Inoltre implica la necessità di cambiamento della cultura sanitaria e dei processi culturali della comunità locale. Questo è raggiungibile lavorando direttamente nella comunità; * la prevenzione primaria deve essere rivolta alle famiglie e alla comunità territoriale; * la scuola alcologica territoriale deve cooperare strettamente con i servizi pubblici che si occupano della prevenzione primaria; * nella scuola territoriale, essendoci bisogno di molti operatori, deve essere coinvolto il volontariato. Non si può immaginare la prevenzione primaria senza la collaborazione dei soggetti privati; * il messaggio deve essere uguale in tutte le scuole alcologiche territoriali; * il programma deve essere allargato ai problemi droga correlati e a quelli complessi droga ed alcol-correlati o alle altre complessità (incrocio con i problemi psichici, comportamentali, somatici cronici, ecc.) LAVORO CON LA FAMIGLIA Quando si parla del lavoro con la famiglia si deve intendere il lavoro con tutte le famiglie, sia che abbiano o meno problemi droga/alcol correlati. Il lavoro con le famiglie deve essere inserito nelle comunità territoriali, luoghi naturali della loro esistenza. Tale compito richiede esperienza, pazienza e accettazione da parte dell'operatore verso comportamenti che potrebbe considerare inaccettabili. Nella cultura mediterranea i problemi droga correlati non sono accettati. Inoltre, poichè spesso i problemi droga correlati sono presenti in più membri della famiglia, l'operatore deve sviluppare una sensibilità di una diagnosi precoce ed efficace, lavorando in stretto rapporto con il club degli alcolisti in trattamento. Molte volte la famiglia teme che la conoscenza del problema da arte degli altri possa gettare cattiva luce su se stessi. Questo significa che è fondamentale affrontare il problema etico. FORMAZIONE ED AGGIORNAMENTO La formazione e l'aggiornamento continuo di tutte le famiglie e degli operatori deve comprendere sia i problemi alcol correlati che i problemi droga correlati e altre sofferenze complesse. Questo può essere raggiunto con corsi di sensibilizzazione specifici e monotematici su vari aspetti dei problemi droga/alcol correlati o sui soli problemi della droga. RICADUTE E' necessaria un'ampia discussione sulle ricadute dal momento che si può incorrere nell'errata percezione che ci siano delle differenze per quanto attiene le problematiche correlate all'uso di sostanze psicoattive ed ai problemi psichici. Come per quanto riguarda l'alcol, anche nel caso della sostanza psicoattiva la ricaduta significa soprattutto ritorno al comportamento che accompagava l'uso di droga. Vi sono ovviamente delle differenze quando il problema è combinato rispetto alla situazione in cui si sia in presenza solo dell'alcolismo: * la persona con problema droga correlato è solitamente più giovane rispetto all'alcolista, con tutte le conseguenze, positive e negative, che ne derivano; * l'illegalità della sostanza condiziona profondamente l'intero processo; * la ricaduta può riguardare numerose sostanze e comportamenti; * l'esistenza della sieropositività può ulteriormente complicare il disturbo; * la ricaduta può avere effetti più negativi nella famiglia rispetto a ciò che accade nelle famiglie in cui è presente solo l'alcolismo. Anche il comportamento di un giovane alcolista è molte volte differente da quello di un adulto o un anziano; pertanto può essere più difficile ottenere e mantenere l'astinenza. Esistono molte difficoltà a trattenere la famiglia nel Club. Questa caratteristica richiede che nel club, su dodici famiglie di alcolisti siano presenti non più di due famiglie con problemi alcol/droga correlati o con altre sofferenze complesse. Le persone con problemi legati all'uso di droghe presentano spesso problemi comportamentali (comportamento asociale, aggressivo, di rischio, ecc.). Questo può essere dovuto al rapporto tra le problematiche adolescenziali e l'uso della droga. Un Club con famiglie con problemi esclusivamente droga correlati avrebbe un gran numero di frequentatori in età giovanile. Il fatto stesso che le droghe siano illegali condiziona certamente il comportamento (necessità di muoversi nei gruppi criminali, aggressività...). La ricaduta di un tossicodipendente è vissuta con maggiori difficoltà sia dalle altre famiglie del gruppo, sia dagli stessi operatori. Non vi è abbastanza tempo per elencare le molte metodologie che sono state utilizzate sino ai tempi recenti in psichiatria ed alcologia. La persona che è già sottoposta ad un trattamento non può essere inserita nel club se non dopo l'assenso del suo medico di base che lo deve accompagnare o deve inviare una lettera nella quale descrive la sua terapia e chiede simultaneamente l'inserimento nel club. La persona che non è in terapia psichiatrica può essere inserita nel club. Se il suo comportamento dimostra delle difficoltà psichiatriche, la famiglia e la persona devono essere invitate a rivolgersi al proprio medico per consultarlo. Ciò significa che il club e la famiglia i comportano come quando intervengono altre malattie organiche, nonostante possano avere uno stretto legame con il bere (cirrosi epatica). L'OPERATORE (SERVITORE-INSEGNANTE) L'operatore nei programmi alcologici seguiva e si adattava ai cambiamenti che avvenivano nei programmi territoriali per il controllo dei problemi alcolcorrelati. All'inizio era sufficiente la formazione ottenuta con i corsi di sensibilizzazione e, qualsiasi cosa si facesse, era meglio di niente. ma con il passar del tempo il sistema ecologico si modificava, richiedendo all'operatore un continuo aggiornamento. Di pari passo anche la formazione e l'aggiornamento delle famiglie nei programmi cambiava, seguendo i cambiamenti del sistema. Oggi all'operatore nei programmi alcologici si chiede di: - continuare il lavoro nel club anche se svolge altre attività nel sistema (insegnamento, ricerca,ecc.); - prepararsi bene per il lavoro nel club e negli altri programmi, in particolare per la multidimensionalità della sofferenza umana; - aggiornarsi con lo scopo di inserirsi come insegnante nelle scuole alcologiche territoriali e in altri tipi di insegnamento; - collaborare alle ricerche alcologiche; - veicolare negli altri programmi alcologici le esperienze maturate e le ricerche svolte. In prospettiva gli operatori nei programmi alcologici saranno prevalentemente volontari paraprofessionali e molti parteciperanno alla formazione di secondo livello; certamente lavoreranno con un numero crescente di famiglie con problemi multidimensionali. Oltre a ciò sarà rivolta una maggiore attenzione alle qualità personali dell'operatore. Senza una modifica del proprio comportamento egli si troverà in imbarazzo nel lavoro del club. In verità non possiamo standardizzare le caratteristiche comportamentali dell'operatore, ma, in linea generale, egli dovrebbe essere in grado di suscitare empatia, di ascoltare, di non giudicare e di essere aperto ad un contatto umano. Non c'è una risposta perentoria nemmeno alla ricorrente domanda se l'operatore debba essere astinente. La risposta deve trovarla ogni operatore per sè, nel contatto continuo con le famiglie che soffrono dei problemi alcolcorrelati. Ai corsi di sensibilizzazione di solito sottoponiamo i partecipanti ad un test semplice, chiedendo loro di scrivere sulla lavagna cosa pensano dell'operatore: come dovrebbe essere e come non dovrebbe essere. Lo schema seguente ripropone un test che è stato eseguito nel giugno 1993, nel quale si chiede che l'operatore sia umano e accettabile; è interessante notare che non si richiede una professionalità specifica e non si parla del suo bere. Molte volte non è chiaro chi e come sceglie l'operatore per il lavoro nei CAT. L'approccio ecologico richiede soltanto l'espressione della disponibilità per tale compito da parte dell'interessato e che abbia portato a termine un corso di sensibilizzazione. Dopo di ciò un club potrebbe richiederlo, e più facilmente lo faranno l'associazione dei club, un centro alcologico o, almeno, un operatore già inserito in club. Il motivo dell'invito è l'esistenza di un posto vacante, che così può essere occupato; ma la scelta definitiva avviene dopo un periodo di rodaggio; in molte situazioni l'associazione o il servizio alcologico pubblico tendono a disporre dispoticamente del potere di nomina dell'operatore, dimenticando che in caso di cattiva scelta i membri del club, per così dire, "votano con i piedi", abbandonando il club. Bisogna pertanto comprendere se club ed operatore hanno trovato una lingua comune e se si è creata quella empatia di cui abbiamo già detto. Inopportunamente alcune associazioni hanno inserito addirittura nello statuto delle regole per la scelta dell'operatore, richieste formali e tirocini più o meno lunghi, in contrasto con il sistema ecologico che non accetta tirocini. Questo modo di fare consente manipolazioni oltre che con i club e le famiglie, anche con gli operatori, che non hanno altri obblighi oltre quello di essere presenti regolarmente alle riunioni del club e alle riunioni mensili di aggiornamento e di auto supervisione. Ma l'operatore che non riesce ad adempiere tali impegni farebbe meglio a lasciare il lavoro del club, oppure occorrerà chiederglielo. HUDOLIN VL., INTRODUZIONE, IN HUDOLIN VL., CIULLINI A., CORLITO G., DELLAVIA M., DIMAURO P.E., GUIDONI G., SCALI L. (A CURA DI), L'APPROCCIO ECOLOGICO-SOCIALE AI PROBLEMI ALCOLCORRELATI E COMPLESSI, TN, ERICKSON, 1994, PP.15- 113.
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