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Alcol e guida
Eurocare: Cinque fatti su alcol e salute

 

Conferenza Ministeriale Europea dell’OMS
sui giovani e alcol
Dott. Gro Harlem Brundtland
Direttore Generale OMS

 

La gioventù è un periodo della vita che permette di tentare nuove esperienze e di testare i propri limiti. Per la maggior parte di noi questa è straordinariamente ricca e appassionante. Permettetemi di citare Aristotele: “i giovani sono perennemente in uno stato che somiglia all’ubriachezza, perché la giovinezza è dolce e appassionante.”

Disgraziatamente, anche la vera ubriachezza fa parte della giovinezza. E troppo spesso questa le mette fine brutalmente. Nel 1990 nel mondo intero il 5% dei decessi dei giovani tra i 15 e i 29 anni è da imputare al consumo d’alcol.

In Europa un decesso su quattro di maschi tra i 15 e i 29 anni è legato all’alcol. In alcune zone dell’Europa orientale questo rapporto è di uno su tre. Complessivamente 55.000 giovani della Regione Europea dell’OMS sono morti per cause legate al consumo di alcol nel 1999. E’ allo stesso tempo costernante e tragico.

Nel mondo intero 140 milioni di persone soffrono di alcoldipendenza. L’alcol pretende  un pesante tributo sul piano personale e a livello collettivo: utenti della strada  uccisi e feriti, incendi domestici, annegamenti, suicidi e crimini violenti. Ma ci sono anche problemi di indebitamento, carriere spezzate, divorzi, anomalie congenite e disturbi emotivi permanenti nei  bambini.

Nell’Europa occidentale, si è arrivati a  ridurre il consumo  globale di alcol, ma la situazione si aggrava, al contrario, nella parte orientale ed esistono  segnali preoccupanti di un deterioramento nelle abitudini del consumo di alcol tra i giovani nell’insieme della Regione.

Dati provenienti dal mondo intero sembrano indicare un aumento della cultura del superalcolismo sporadico tra i giovani anche nei paesi in via di sviluppo. Mentre i tassi globali di consumo medio per adulto si abbassano in numerosi paesi, in alcune occasioni i giovani bevono troppo spesso grandi quantità di alcol, fino all’ubriachezza.

Il peso economico del consumo di alcol è ugualmente molto pesante. Negli Stati Uniti per esempio, il costo del consumo di alcol delle persone che non hanno raggiunto l’età legale è stato stimato dal Ministero della Giustizia intorno ai 53 miliardi di dollari nel 1996.

Un altro studio ha mostrato che il costo annuale dei ricoveri legati all’alcol nello Stato del Nuovo Messico ammonta a 51 milioni di dollari, mentre l’ammontare annuale delle tasse sull’alcol non è che di 35 milioni di dollari.

Secondo il più recente rapporto sullo sviluppo umano dell’ONU, si stima che soltanto gli incidenti stradali legati all’alcol costano ogni anno all’economia del paese africano della Namibia almeno l’1% del prodotto interno lordo.

Se il consumo di alcol tra i giovani costituisce un grave problema, noi sappiamo che possiamo ridurre considerevolmente i danni grazie a misure appropriate.

Noi abbiamo accumulato una esperienza considerevole nel predisporre azioni dirette a limitare il consumo dell’alcol. Per esempio sappiamo che il divieto del consumo di alcol non è efficace, è necessaria una combinazione di misure diverse.

E’ chiaro che le misure che limitano la possibilità di procurarsi l’alcol riducono efficacemente il consumo: fissare un’età legale minima per l’acquisto di alcol, imporre restrizioni concernenti il numero di ore per giorno o di giorni per settimane durante le quali si possono acquistare bevande alcoliche,  politiche regolatrici delle strutture autorizzate a vendere alcolici, producono effetti sul consumo totale di alcol.

Dati disponibili mostrano che la regolamentazione dell’uso di alcol alla guida, combinata con campagne esplicative delle ragioni di queste misure, riducono molto efficacemente il numero di decessi e di traumi dovuti ad incidenti stradali. Tuttavia, disposizioni di questo tipo  sono efficaci solo se rigorosamente applicate.

Anche le restrizioni in materia di pubblicità riducono il consumo. I paesi dell’OCDE (Organizzazione e Cooperazione di Sviluppo Economico) che vietano la pubblicità dell’alcol registrano, in rapporto ai paesi dove non esistono divieti, un consumo di alcol inferiore del 16% e un numero di decessi dovuto a incidenti stradali inferiore del 23%. Secondo recenti ricerche, 5 minuti supplementari al giorno di pubblicità televisiva  per le bevande alcoliche si traducono in un aumento quotidiano di 5 gr d’alcol  tra i giovani.

Sappiamo che le azioni condotte su alcuni gruppi target, nei quartieri delle città, se  condotte con competenza, possono contribuire ad una sensibilizzazione sui problemi dell’alcol. Uno studio realizzato dall’OMS in dieci paesi ha mostrato che l’offerta di  semplici consigli  a persone che bevevano troppo ma non ancora alcodipendenti, aveva effetti positivi importanti, tanto sul consumo medio di alcol che sull’intensità dell’alcolismo.

Per i giovani noi dobbiamo proporre opzioni alternative, attraenti, sviluppando attività sportive e ludiche, dentro e fuori la scuola.

Nel frattempo, le attività di informazione hanno pochi effetti se non vanno di pari passo con misure che influiscono sulla disponibilità e il consumo d’alcol, come quelle relative alle tasse e all’imposizione di una età legale minima per l’acquisto delle bevande alcoliche.

L’alcol è un problema grave, ed anche una sfida da raccogliere.

E’ necessario che la popolazione sostenga le politiche di salute perché ne comprenda l’importanza. E’ in particolare il caso della politica in materia d’alcol. In molti paesi l’alcol  è profondamente radicato nella cultura e nelle pratiche sociali, tanto che le politiche in materia d’alcol che privilegiano la salute si scontrano spesso con una forte opposizione.

Non si può pensare che la popolazione sosterrà d’ufficio questa o quella politica, ma occorre agire in modo sistematico per ottenerne l’appoggio.

Per esempio, tutti devono comprendere che non solo il proprio consumo di alcol può annientare la propria salute e la propria felicità, ma che anche il consumo d’alcol degli altri può avere conseguenze nefaste dirette ed indirette sulla propria persona. In effetti chiunque può, per esempio, essere vittima di un guidatore in stato di ebrezza o di un aggressore in stato di ubriachezza. In una prospettiva più ampia, ogni contribuente sopporta i costi supplementari che l’alcol rappresenta per il sistema sanitario.

Dobbiamo capire che, se il consumo di alcol è un atto personale ed una responsabilità individuale, questo è anche un comportamento causato dalle nostre società, è una realtà per la quale la società nel suo insieme deve assumersi delle responsabilità. E’ dunque  poco giudizioso concepire misure sanitarie rivolte esclusivamente all’individuo, trascurando una pratica di sanità pubblica.

E’ chiaro che una politica nazionale in materia di alcol deve basarsi su un sostegno nazionale e locale. Dobbiamo rivolgere una maggior attenzione ai dati disponibili sui meccanismi necessari per ottenere questo sostegno.

Ciò riveste una importanza tutta particolare per quanto concerne la gioventù.

La Carta Europea dell’OMS sul consumo d’alcol adottata nel ’95, indica chiaramente che “tutti i bambini e gli adolescenti hanno diritto di crescere in un contesto con pochi rischi, al riparo dalle conseguenze nefaste del consumo d’alcol, e possibilmente, dalla promozione pubblicitaria  di bevande alcoliche”.

Disgraziatamente questo diventa ogni giorno più difficile. Non solamente i bambini sono costantemente assaliti da immagini positive dell’alcol, ma la nostra gioventù è in particolar modo presa di mira dalle attività di promozione realizzate dall’industria dell’alcol.

Nel corso degli ultimi dieci o quindici anni, abbiamo costatato che i giovani sono diventati un bersaglio privilegiato nelle attività di promozione delle bevande alcoliche.

Quando risorse importanti sono influenzate da campagne tendenti a influire sul comportamento dei giovani, diventa sempre più difficile favorire un concetto equilibrato e sano dell’alcol.

Quando ero studente di medicina alcuni miei compagni avevano organizzato una festa nel corso della quale  è stata servita una birra preparata per noi studenti. All’insaputa di tutti, alcuni ragazzi vi avevano versato grandi quantità d’alcol medico a 96° che rendeva questa bevanda pericolosa per tutti quelli di noi che l’hanno bevuta senza sospettare il pericolo.

Dato che la testa mi girava, mi sono resa conto in tempo del brutto tiro che ci avevano giocato. Ero furiosa che degli studenti di medicina potessero fare una cosa simile, quando avrebbero dovuto conoscere bene i rischi che ci facevano correre. Ero furiosa perché si trattava di una manipolazione per tentare di ubriacarci nostro malgrado.

Ho ancora un ricordo molto netto della collera che ho provato quella sera. E provo questa stessa indignazione contro un simile tentativo di manipolazione quando vedo le tecniche di promozione che sono utilizzate per incitare giovanissimi adolescenti all’uso di alcol.

Mescolando l’alcol a succhi di frutta e a bevande energetiche, e creando delle campagne di pubblicità basate sui modelli di vita dei giovani, sulla sessualità, lo sport e il piacere, i grandi produttori di bevande alcoliche tentano di far assumere l’abitudine a bere a partire da una età molto precoce. Per convincersene, è sufficiente dare una occhiata alla maggior parte dei siti Web per le bevande alcoliche: tentano chiaramente di sedurre i giovani con l’aiuto di effetti video, di concorsi a premi e sfilate di moda.

Nei locali notturni e nelle discoteche, sono usate tecniche di promozione spesso pericolose. Nel Regno Unito, alcuni giovani intervistati nell’ambito di una inchiesta hanno raccontato che si offriva loro di acquistare una bevanda alcolica per ottenerne una seconda gratuitamente, e che si proponeva  anche di “bere della vodka che non finiva mai”: era sufficiente acquistarne una e  berla perché riempissero il bicchiere all’infinito.

Oggi la televisione satellitare diffonde la pubblicità dell’alcol in tutte le forme anche qui in  Scandinavia, dove tale pubblicità è vietata da decenni.

Noi dobbiamo rafforzare la nostra azione per battere in tempo queste influenze negative.

Un’azione deve essere condotta dagli Stati membri, dalle organizzazione internazionali, dall’industria dell’alcol e dagli stessi giovani, per contrastare le tendenze nefaste che esistono nei loro paesi. Noi dobbiamo anche  agire per evitare che i danni già considerevoli prodotti dall’alcol nei paesi industrializzati non  tocchino in modo identico o ancor più grave i giovani nei paesi in via di sviluppo.

L’OMS sosterrà attivamente tutto quello che sarà compiuto in questo senso.

Quindi io chiedo che venga affidato ad esperti internazionali l’incarico di esaminare la situazione attuale rispetto alle attività promozionali di consumo di alcol tra i giovani. Io voglio annunciare che l’OMS organizzerà un incontro per muoversi in questo senso, con la cooperazione del Governo e della Comunità Autonoma di Valencia in Spagna nel corso di questo anno.

L’OMS creerà inoltre un Comitato di Consultazione Strategica sull’alcol per studiare questo grave problema di salute pubblica.

Durante i tre giorni di questa Conferenza, il nostro compito consisterà nel pianificare l’azione futura, e facendo questo noi contribuiremo in modo apprezzabile a migliorare la salute nel mondo.

 

 

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