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Cogliendo l'occasione dell'uscita del libro "Alcolismo in Toscana" visto che ci sono dentro, mi sento di dover scrivere il mio pensiero e le mie impressioni sin qui avute. Il mio none è Dreoni Luigi, sono alcolista in trattamento da 7 anni in astinenza. Il mio racconto parte da lontano cioè da quando i miei mi hanno permesso di uscire di casa dall'età di 16-17 anni; ecco qui cominciai il mio approccio con l'alcol. Uscivo con gli amici ed insieme facevamo qualche bisboccia "gergo toscano" e si beveva anche se inizialmente non arrivavamo all'ubriacatura, ma bevevamo solo per lo stare in società, a contatto con persone più adulte ed io man mano che gli anni passavano (non conoscendo il problema, perchè in ITALIA mancava e manca tuttora una educazione basata sull'insegnamento dei rischi alcolcorrelati), sono passato ad essere un alcol dipendente. Va detto che in questa mia dipendenza c'era a monte un motivo o più motivi dei quali oggi non ne conosco l'identità; diciamo che uno poteva essere il momento in cui, sul lavoro, sono stato lasciato solo a gestire una attività che in un primo momento non mi sembrava di grosse difficoltà, poi si è rivelato più grande del previsto ed io non volendo far vedere le mie difficoltà, ho chiesto aiuto ad un amico: "l'alcol" In queste situazioni non ci rendiamo conto delle nostre azioni e quindi dimentichiamo tutto e non ci rendiamo conto al quanto male facciamo a noi stessi e non solo ma a tutta la famiglia che ci sta intorno; non proviamo la loro vergogna a presentarsi come padre, madre, moglie, figli o fratelli di un individuo che non vede l'alcol. Quando poi è venuto il momento di fare una scelta o smettere o morire, mi sono dirottato sulla prima e sono stato inviato presso i centri di alcologia o meglio centri educativi sui problemi alcolcorrelati. Diciamo che è stata una scelta dura perché si trattava di lasciare un amico e si sa quanto sia doloroso perdere un caro confidente se così si può chiamare; però in un momento di riflessione mi sono detto: visto che gli amici mi hanno messo in disparte perché così si usa ed è logico, si è considerati persone non più capaci di gestire sé stessi, allora gioco forza bisogna dire: lascio un confidente per riacquistare gli amici e così facendo ho iniziato la terapia e mi sono buttato dentro al punto tale che oggi se non vado al club, mi sembra che mi manchi qualcosa: ed a proposito di club io l'ho vissuto e lo vivo tutt'ora come un alimento della mia vita e quindi mi è facile ricordare e riportare alcune testimonianze. Una cosa non posso dimenticare, ed è quella del ruolo che ha svolto e che svolge mia sorella perché diciamo che è stata sua la spinta maggiore ad accettare il trattamento. Fra i tanti episodi, curiosi o meno, mi è rimasto vivo in mente quello di quando ho partecipato per la prima volta ad un Interclub ad Arezzo Hotel Minerva, dove ho conosciuto il prof. Hudolin; ebbene alla fine della riunione lo stesso professore ha invitato tutti a cantare, ecco in quei momenti ho provato la stessa sensazione di quando cantavamo "bevuti" e mi son chiesto cosa penserà la gente fuori sapendo che lì dentro c'erano persone che avevano smesso di bere!!! Altri momenti che ricordo sono quelli di quando ho avuto con me al club persone che chiedevano aiuto, vivendo grosse difficoltà perché in famiglia non erano considerate, un episodio curioso è stato quello di sentire un alcolista dire sempre 0 giorni con una risatina da persona ancora bambina. Un momento molto importante da ricordare per me è stato quello di quando sono stato chiamato a far parte dell'ACAT fiorentina. "Ecco" mi sono detto, "qualcuno ha visto che i miei sforzi non sono stati inutili" ed in quel momento mi è sembrato di toccare il cielo con un dito. I miei trascorsi a Firenze poi li ho trasportati a Prato per poi andare nell'ARCAT toscana; ecco sono tutte cose che fanno parte della mia vita attuale ed alle quali, per il momento non vorrei rinunciare perché mi hanno insegnato e mi insegnano tuttora a capire il valore della vita. Ci sono stati anche episodi brutti, non solo ricadute di altri compagni, ma sono stati quelli di vedere un alcolista prendere per il naso se stesso e tutti gli altri, negando l'evidenza dei fatti, ecco questi sono episodi che mi mandano in bestia, perché chi fa certe cose non si rende conto di quanto danno rechi a tutta la comunità dei clubs. Quanto detto fin qui fa parte di tutta l'attività dei clubs, che non vanno considerati come semplici ritrovi, ma riunioni dove si discutono tanti problemi, siano essi legati strettamente all'individuo ed alla sua famiglia come quelli che riguardano più direttamente le istituzioni pubbliche. Certamente di cose da scrivere ce ne sarebbero tante, ma ogni storia ha e deve avere la sua fine, quindi la cosa che più mi auguro è che queste righe (se pubblicate) siano lette non solo da alcolisti, ma da tanta altra gente in modo da far capire loro in una società come questa, la nostra, che c'è sempre un rimedio ad errori volontari od involontari che siano. Chiudo con il dire che i clubs servono per il reinserimento di persone in un contesto sociale, solo che le istituzioni pubbliche devono capire e portare il loro sostegno per una causa che fino ad ieri non era conosciuta, o meglio non voleva essere riconosciuta. Luigi Dreoni Alcolista - ACAT Prato
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