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5°Congresso ARCAT Toscana

Alcol e guida
Eurocare: Cinque fatti su alcol e salute

 

dott. Dario DEMATTE'  

U.O. Psichiatria - Arco

 Buongiorno a tutti. Volevo fare 2 semplici interventi e non so se qualcosa è già stato detto perché io non ho presenziato con continuità.

Un intervento è più di carattere confacente alla mia professionalità di psichiatra, invece uno è un intervento più di persona comune della strada, diciamo.

Per quanto riguarda il discorso più confacente alla mia professione debbo dire che c’è un altro problema grosso: noi sappiamo che una quota rilevantissima di popolazione fa uso di psicofarmaci, a vario titolo ovviamente, da banali situazioni di insonnia, di stress, di ansia oppure a malattie più serie come depressione o altro. Io non vi so citare dati in termini assoluti però presumo che un 30% della popolazione faccia uso di qualche psicofarmaco; questo significa che anche i valori, diciamo, dell’alcolemia debbono essere considerati anche alla luce di questa variabile, quindi parlare di 0.5, 0.8 ecc. ha un’importanza molto limitata in relazione a questo dato.

Invece un’osservazione mia un po’ più personale, è un’altra. Stamattina giustamente i tagli del discorso sono stati vari, ho sentito parlare di reati, di crimini, di sanzioni, ecco io vorrei aggiungere una parola:  “peccato”.  E’ una parola fuori moda, ma è una parola che credo abbia ancora una sua pregnanza per tutto quello di cui stiamo parlando e va ad inserirsi in uno dei 10 comandamenti: “non uccidere”, che è tale sia per il codice morale laico che per il codice morale religioso; questo credo sia da tenere ben presente. Con questo voglio dire che io ritengo che uno dei grossi problemi dell’alcolismo sia il fatto che non c’è stata una interiorizzazione etica di quello che comporta l’assumere alcolici proprio in relazione a questo comandamento; ovviamente qui i motivi possono essere i più vari, ovviamente fanno acqua evidentemente innanzitutto le agenzie deputate all’educazione e all’instillare, per così dire, la morale, dalla famiglia, dalla scuola, ma anche dalla parrocchia e dalla chiesa, ad esempio; io non ho mai sentito in chiesa dire un qualcosa contro l’uso dell’alcol, quando sappiamo che è alla luce del sole come sia responsabile di molte morti e come ovviamente la vita sia un valore primario da tutelare.   Grazie. 

Dott. Carpineta

Grazie al dott. Demattè, perché con il suo intervento ha contribuito ad allargare gli sguardi, a scrutare in direzioni non previste. Voglio ricordare che il dott. Demattè è il Responsabile dell’U.O. di Psichiatria del C8 e del C9 (quindi è un po’, assieme al dott. Ottaviano, il padrone di casa); ma soprattutto è importante sottolineare che è molto vicino all'Alcologia perché è lui che ha iniziato i programmi alcologici in questa zona, ormai molti anni fa.

Il dott. Giardina richiede la parola 

Dott. Giardina

Solo per dire, a seguito degli stimoli connessi agli altri interventi, che mi è capitato frequentemente, nella mia esperienza personale (non attingo quindi a studi scientifici o statistici) di notare che una persona che ha commesso un reato, in sede di dichiarazioni più o meno confessorie, indica ed ammette il fatto di aver bevuto come giustificazione del suo comportamento. Cosa che ben difficilmente accade nel caso di assunzione di sostanze stupefacenti. L’autore del fatto ci dice “si l’ho fatto ma ero ubriaco”. Difficile che uno dica “l’ho fatto ed ero assoggettato alle sostanze stupefacenti”. Eppure il profilo giuridico del trattamento è medesimo, non scrimina l’incapacità derivante da ubriachezza, così come non scrimina l’incapacità derivante da assunzione di sostanze stupefacenti. E questo vuol dire, io credo, che nel nostro modo di ragionare vi è una divaricazione tra il disvalore sociale di un comportamento ed il disvalore giuridico: mentre siamo tutti convinti che essere drogati e commettere sotto l’influsso della droga sia un caso che aldilà del disvalore giuridico attribuito dall’ordinamento è una cosa riprovevole,  purtroppo le difese morali e sociali di fronte al fatto commesso in stato di assunzione di alcol sono minori, tant’è che spesso ci si giustifica dicendo “ero ubriaco”.  

Dott. Carpineta:

E’ chiaro che tutti questi contributi tracciano una traiettoria che ancora non è molto chiara, non è molto delineata; un anno fa siamo usciti fuori da un incontro e l'obiettivo era  “creiamo questo gruppo di lavoro e vediamo quello che succede”, e siamo partiti. Io credo che oggi sono uscite molte idee. Alcune sono state semplicemente, così, "lanciate" nella sala e probabilmente qualcuno le raccoglierà e a seconda della propria competenza e del proprio ruolo potrà utilizzarla, potrà farne qualcosa. Credo che anche per il Coordinamento e probabilmente anche per i Centri di Alcologia le osservazioni emerse da direzioni diverse (ricordo quelle inerenti il mondo del lavoro, l'uso farmaci, gli aspetti sanzionatori, le connessioni con la criminalità, le osservazioni e proposte che Pancheri ci ha fatto) credo che queste vanno raccolte, tesaurizzate e fatte crescere.

Io esco da questa esperienza veramente con la "borsa piena" di nozioni, informazioni e stimolazioni, per cui credo che sia stata veramente una mattinata riuscita e molto proficua.

E non si può concludere senza dei doverosi ringraziamenti, ed io voglio veramente e sentitamente ringraziare le persone che hanno partecipato a questo incontro: le Forze dell’Ordine, oltremodo ben rappresentate, le Amministrazioni Comunali così numerose, i Centri di Alcologia intervenuti, l’Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento e tutti quelli che non cito perché purtroppo non conosco. Ma voglio ringraziare a nome di tutti le persone che qui hanno detto delle cose, sicuramente molto importanti e soprattutto stimolanti; ringrazio molto il dott. Giardina, il dott. Cornelli, il geom. Cacciatore, il dott. Cembrani, il dott. Dell’Uomo, il dott. Pancheri ed il dott. Demattè, sono quelli che hanno lasciato una traccia e del materiale che spero potremmo utilizzare in futuro.

Ed a titolo del tutto personale, e credo sia molto doveroso da parte mia farlo, voglio ringraziare il comandante Mamone per la Polizia Stradale, il Commissario Grasso e l’Ispettore Chemolli per la Polizia di Stato, il Capitano Console e il Maresciallo Ochiuzzi per l’Arma dei Carabinieri, il Comandante Cristiano per la Guardia di Finanza, il Tenente Travaglia per la Polizia Municipale di Arco ed il dott. Stella per la Polizia Municipale di Riva e ovviamente non ultime la sig.ra Ziller Pedrotti per le Autoscuole e colei che ci ha guidato e costantemente stimolato Teresita Grottolo del Centro di Alcologia, il volano di questo gruppo di lavoro. Io vi ringrazio molto perché a parte ogni cosa è stata un’esperienza particolare ed anche umanamente importante; credo che lavorare tra persone diverse per esperienza culturale, di formazione e di ruolo è una cosa difficile, ma questa è stata l'occasione per riscoprire che è anche molto vivificante.

Arrivederci, spero all'anno prossimo.

 

 

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