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5°Congresso ARCAT Toscana

Alcol e guida
Eurocare: Cinque fatti su alcol e salute

 

dott. Roberto PANCHERI   (provvisorio)

Coordinatore Centri di Alcologia - A.P.S.S.

 I Servizi e i Centri di Alcologia dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari  hanno iniziato ad interessarsi al problema  patenti, alcol e guida nei primi anni ’90, quando per avere la patente o per rinnovarla si doveva avere un certificato del medico di famiglia. In tale periodo ci ritrovavamo delle persone che frequentavano i Club degli Alcolisti in Trattamento magari da 10 o più anni e non stavano assumendo alcol da tanto tempo che venivano dichiarati alcolisti dal proprio medico curante e quindi venivano inviati alla Commissione Medica Provinciale. Mentre alle persone con seri problemi alcolcorrelati che continuavano a bere, non venendo fatta dal medico curante una diagnosi di alcolismo, veniva tranquillamente rinnovata la patente. Chiaramente questo fatto comportava una grossa ingiustizia e proprio per  cercare di  risolvere questo problema abbiamo incominciato un percorso di collaborazione con la Commissione Provinciale Patenti fino ad arrivare a stilare un protocollo concordato tra i Centri di Algologia e la Commissione Provinciale Patenti stessa.  A fine 1995 abbiamo iniziato a  fare le consulenze  alcologiche per le  persone fermate alla guida in stato di ebbrezza o che alla visita per il rinnovo della patente avessero avuto esami e/o sintomatologia che potevano far pensare alla presenza di problemi alcolcorrelati.

In questi anni abbiamo fatte parecchie prime visite. Posso fornire dei dati solo parziali in quanto sono stati raccolti fino al 30.11.99 e non di tutti i Distretti: in questo periodo abbiamo visitato 1.153 persone (non includendo le rivisite). E’ un bel numero, se vogliamo, c’è da considerare però una cosa: se il 1° anno c’era un altissimo numero di invii ai Servizi di Alcologia ( probabilmente di persone che già affluivano alla Commissione e che noi vedevamo per la 1^ volta, ma che magari erano chiaramente dei vecchi “clienti” della Commissione Patenti ), negli anni successivi abbiamo verificato un trend di diminuzione dei primi invii. Non siamo in grado di giudicare  se ciò sia dovuto ad una diminuzione delle persone fermate per guida in stato di ebbrezza oppure se sia una diminuzione dovuta ai criteri di invio da parte della Motorizzazione Civile. Forse varrebbe la pena mettersi intorno ad un tavolo e incominciare a valutare questo fenomeno, anche perché in base a quanto è stato detto stamattina a me sorgeva, mentre ascoltavo, una riflessione: l’invio alla Commissione non è da considerare come un invio ai “bagni penali”. L’invio alla Commissione è l’invio ad un organo che avvalendosi della nostra modestissima esperienza - ma comunque un’esperienza ormai quindicinale in fatto di alcologia - può scremare le persone che hanno grossi problemi di alcol da quelle che non hanno problemi di alcol e che sono state fermate per un eccesso alcolico casuale, cosa che ovviamente altrimenti non si può valutare. Inoltre ritengo che  il non inviare alla Commissione Patenti ragazzi giovani fermati per guida in stato di ebbrezza rischia di instaurare un concetto molto rischioso, che nella popolazione giovanile è già un po’ presente: il concetto  dell’impunità. Se noi a questi ragazzi fermati in stato di ebbrezza diciamo “ma si va là, non è successo niente”, rafforziamo in loro il concetto dell’impunità già diffuso nella società e nel mondo giovanile in cui vivono. Allora il fatto di avere come riferimento per una volta o due volte una Commissione Patenti ed in seconda battuta il Servizio di Alcologia può essere estremamente positivo. Non dimentichiamo peraltro, e lo ha accennato poc’anzi anche il dottor Cembrani, che il Servizio di Alcologia organizza un percorso di informazione di 3 incontri sui pericoli rappresentati dal binomio alcol e guida per tutti coloro che vengono inviati per tale problematica. In tal modo siamo in grado di fornire a questi ragazzi anche delle conoscenze culturali e di informazione importanti sia per loro, sia per un’eventuale ricaduta nel loro gruppo dei pari. E questo fatto ci sembra sia estremamente importante.

Avevo da portarvi una lunga serie di dati sulle consulenze alcologiche per la Commissione Patenti, ma il tempo stringe e non voglio dilungarmi troppo.

Ritengo invece sia importante fare chiarezza sulla terminologia usata questa mattina in sala: forse è stata fatta un po’ di confusione. Si è parlato tanto di alcolisti e problema dell’alcolismo. Ma, badate bene, delle persone che noi abbiamo visto nelle consulenze alcologiche per la Commissione Patenti meno del 10% sono alcolisti. Allora l’alcolista, la persona con importanti problemi alcolcorrelati (alcolista è un brutto termine e a noi non piace, piace di più parlare di persone con problemi alcolcorrelati) è una persona che ha un ben preciso legame di dipendenza con la sostanza, è, fra virgolette, un tossicodipendente dell’alcol. Ma la maggior parte delle persone che hanno problemi di alcol e guida assolutamente non hanno nessun problema di questo tipo. Allora forse è bene cominciare a distinguere 2 categorie ben precise: la persona con seri problemi alcolcorrelati detta alcolista o come ci pare meglio chiamarla ed i cosiddetti bevitori moderati come possiamo essere tutti, che una serata, un giorno, usano un quantitativo di alcol incongruo per la situazione, tipo la situazione guida. Questo che importanza ha? Ha un’importanza fondamentale per quel che riguarda il discorso prevenzione perché se noi vogliamo che l’alcolista non faccia più incidenti stradali, dobbiamo proporre un percorso  ben preciso: l’alcolista non può bere poco, dobbiamo avviare questa persona ad un percorso nei gruppi di auto-mutuo-aiuto al fine di smettere di bere. Se invece dobbiamo fare un progetto di prevenzione per le altre persone, per i bevitori moderati, allora il discorso è molto diverso e in proposito qualcosa di utile ce lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità: i problemi e i danni derivanti dall’uso di alcol riguardano la gran parte della popolazione rappresentata dai cosiddetti bevitori moderati e non solo la minoranza di alcolisti o dei forti bevitori. Allora se noi dobbiamo fare un discorso anche di costi economici e di sofferenza (che non è da ritenere assolutamente seconda ai costi economici), se dobbiamo fare un discorso di costi per una società, la parte che incide di più sui costi per quel che riguarda incidenti stradali o problemi alcolcorrelati è la grossa fetta dei bevitori moderati. Mi spiego: il ragazzo di vent’anni che il sabato sera, ma che può essere anche il lunedì mattina, esce di strada con la sua macchina  perché ha bevuto un po’ troppo e fa finire sulla sedia a rotelle il suo amico che aveva a fianco, l’altro amico fa 100 giorni di rianimazione più 3 mesi di riabilitazione, macchina di 40 milioni sfasciata, ecc. provoca dei costi economici e soprattutto umani enormi. Ma questi non sono costi da attribuire alla fascia di popolazione degli alcolisti, non c’entrano niente. Questi costi sono da attribuire al bere, cioè ai bevitori cosiddetti moderati. Allora se noi dobbiamo incominciare a fare un progetto di prevenzione su questa fascia, che è la fascia più importante per quel che riguarda i costi, noi dobbiamo fare tutt’altri discorsi: dobbiamo incominciare a fare dei progetti di educazione sanitaria, di educazione alla salute e di prevenzione e di promozione alla salute.

Se poi prendiamo l’altro importante concetto, sempre espresso dall’OMS, che dice che il numero di problemi alcolcorrelati in una regione (quindi anche gli incidenti stradali in una determinata regione) è direttamente proporzionale al consumo di alcol in quella regione, ci viene la risposta su cosa deve essere la prevenzione. Cioè quella che - dice l’OMS – è l’unica maniera per prevenire i problemi alcolcorrelati: la riduzione dei consumi. Vale a dire che la riduzione pro-capite dei consumi in una determinata regione riduce i problemi alcolcorrelati, siano essi incidenti, siano numero di alcolisti, sia numero di lesioni, ecc. ecc.

Allora su questo fondamentale concetto si deve basare qualsiasi nostro progetto di prevenzione. Però è chiaro che di fronte ad una fascia di età giovanile il modo di fare prevenzione deve inventarsi qualcosa di nuovo: se io, adulto, vado a dire loro “ragazzi non dovete bere” il miglior risultato che posso ottenere è quello di essere ignorato, il peggiore è quello che, per contrapposizione, aumentino il loro bere.

Risulta assolutamente necessario   inventarsi qualcosa di nuovo.

Gli interventi nelle scuole sono estremamente importanti e debbono essere il più precoci possibili, prima che i ragazzi acquisiscano dei comportamenti consolidati. Gli interventi nelle scuole guida che abbiamo fatto e che ormai in tutta la provincia come servizio di alcologia abbiamo attivato sono altrettanto importanti. Però io penso che dobbiamo inventarci qualche cosa d’altro per entrare nel mondo giovanile. A Trento stiamo cercando di partire con una fantasia molto bella: cioè di creare un gruppo di giovani sensibilizzati al problema che si affianchi al Servizio di Alcologia e che funzioni come "opinion leader" positivo fra pari. Non so se riusciremo a realizzarlo, ma è quello che stiamo cercando di portare avanti anche attraverso degli interventi che abbiamo fatto con la Consulta degli Studenti delle scuole superiori della provincia.

Ma è importante aver chiaro che per diminuire i problemi alcolcorrelati anche in campo di sicurezza stradale è assolutamente necessario elaborare efficaci progetti di prevenzione.

Vorrei fare un accenno al problema della rilevazione dell’alcolemia, della repressione. Il fare repressione sulla strada, e qui mi rivolgo particolarmente alle forze dell’ordine, è anche fare prevenzione, non è solo un discorso repressivo. E’ chiaro che la prevenzione che possiamo fare in questi termini è ben poca, in quanto sappiamo tutti che sono totalmente inadeguati i mezzi attuali a disposizione delle forze dell’ordine, sia legislativi (codice della strada che impedisce di fare controlli a tappeto perché una persona deve avere qualche minimo sintomo di intossicazione per poter essere sottoposta all’etilometro) che strumentali (l’etilometro stesso che è uno strumento che sembra studiato apposta per non far fare i controlli in quanto per controllare una persona impiega almeno 10 minuti: impegnare una pattuglia per fare 6 controlli all’ora è un costo esorbitante). I nostri cugini francesi che hanno gli stessi interessi economici che abbiamo noi per quel che riguarda la produzione di alcol, hanno studiato una maniera molto più semplice che è quella del palloncino con la conferma, in caso di positività, tramite il controllo con uno strumento scientificamente più affidabile. Con il palloncino è possibile controllare 60-70 automobilisti ogni ora: questo vuol dire poter fare dei controlli, altrimenti serve a poco.

Terminando volevo ribadire che l’importante è avere un’idea ben chiara sul problema: sul fatto che i problemi alcolcorrelati della nostra società, e di conseguenza anche gli incidenti stradali, sono solo in minima parte imputabili agli alcolisti, ma sono soprattutto riferibili alla grande fascia dei bevitori cosiddetti moderati verso i quali dobbiamo convogliare gli sforzi per una efficace prevenzione che necessariamente deve passare attraverso una riduzione dei consumi di alcol. Grazie.

 

 

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