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Rapporto Roques di Luigi Manconi Vi sono modi diversi, talora addirittura opposti, di descrivere e interpretare uno stesso fatto. In alcuni casi, ciò segnala ricchezza di punti di vista; in altri, incoerenza del ragionamento. Prendiamo il caso del "Rapporto Roques", di cui la stampa italiana si è accorta solo ora, ma che il sottosegretario per la Sanità, Bernard Kouchner, aveva presentato al Senato francese il 16 giugno scorso. Dopo approfonditi studi sulle varie droghe, l’équipe di scienziati guidata dal professor Roques ha proposto di classificarle, sulla base della loro pericolosità, in tre gruppi: al primo appartengono eroina e oppiacei in genere, cocaina e alcol; al secondo sostanze psicostimolanti, allucinogeni, benzodiazepine e tabacco; al terzo, il meno nocivo, hashish e marijuana.Questo il fatto. Vediamo ora le sue possibili letture. In Italia, in genere, si è voluta fornire (anzi enfatizzare, con titoli di questo tenore: "Delitto di alcol e di fumo") una interpretazione iper-proibizionista. Quasi fosse una rivelazione, si è preso atto di quanto era ampiamente noto e scientificamente e statisticamente acclarato: la mortalità legata ad alcol e tabacco è assai più alta di quella connessa all’uso di droghe illegali. Una verità sottaciuta per gli enormi interessi economici in gioco, ma anche dolosamente occultata dalle campagne punitive nei confronti dei tossicomani e da quelle decisamente "terroristiche" sulla cannabis, i cui consumatori (in Italia, secondo una recente ricerca dell’università di Torino, il 28% degli adolescenti) continuano a essere sanzionati. Ed è proprio questo il punto: l’altra possibile lettura del Rapporto Roques è quella, fatta propria dallo stesso Kouchner, che porta a chiedere la depenalizzazione del consumo delle sostanze oggi proibite. All’opposto, diversi opinionisti, giornalisti e politici (in Italia, come in Francia e altrove), per un tragico riflesso condizionato, ne hanno tratto spunto per proporre di perseguire l’uso di alcol e tabacco. Il che non sarebbe solo irrealistico e irragionevole: consegnando anche queste droghe al mercato nero, se ne aumenterebbe la pericolosità, senza plausibilmente ridurne la diffusione. Esattamente come succede ora per l’eroina illegale, le cui modalità clandestine di assunzione e la variabilità e incontrollabilità del grado di purezza sono le cause di gran parte delle morti di overdose, nonché del contagio da Aids. Forse, è proprio questa costrizione alla clandestinità il vero "delitto", e il concreto impedimento alla prevenzione e all’educazione alla salute. |
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