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IL CAMBIAMENTO NEL LAVORO DEL CAT

Visnja Hudolin

    "Nell’approccio ecologico sociale si parla molto della necessità del cambiamento individuale, della famiglia, del servitore insegnante, del territorio e della comunità. Il cambiamento non è tipico solo del lavoro con i problemi alcolcorrelati. I cambiamenti sono presenti dappertutto. I cambiamenti economici e tecnologici condizionano la cultura umana in generale e cambiano in qualche modo anche la spiritualità antropologica. Senza cambiamento non c’è crescita e maturazione.

    Nell’approccio ecologico - sociale per il trattamento dei problemi alcolcorrelati e complessi il cambiamento significa non soltanto accettare la sobrietà, ma anche un nuovo tipo di comportamento individuale, delle famiglie e della comunità; trovare una possibilità nuova di comunicare ed interagire, una nuova qualità di vita. Solo se questo obiettivo può essere raggiunto diventa possibile risolvere i problemi individuali, della famiglia e della comunità.

    L’approccio ecologico - sociale sul quale si basa il lavoro dei CAT è un approccio aperto che cambia sotto varie influenze: le ricerche scientifiche, le esperienze di lavoro, la situazione politica, l’organizzazione sanitaria, la legislazione vigente, la situazione economica, la giustizia sociale e la pace, in una parola sotto l’influenza della situazione antropospirituale esistente nelle società.

    Come è prevedibile, tali cambiamenti possono essere positivi o negativi.

    Molte delle attuali difficoltà del lavoro dei club derivano dal fatto che il sistema offerto per i problemi alcolcorrelati e complessi deve rimanere aperto e deve evolvere costantemente, seguendo i vari cambiamenti scientifici, sociali e politici. Le difficoltà molte volte provengono dalla mancanza della conoscenza di certi elementi di certe regole del lavoro come ad esempio il ruolo delle associazioni e della formazione e educazione, la necessità della rotazione nelle cariche e nei compiti nei Club e nelle associazioni, l’importanza di leggere quanto è stato scritto sulla metodologia.

    Il club è una comunità multifamiliare quindi un sistema aperto che può essere paragonato alla singola famiglia e può attraversare diverse difficoltà. Come l’individuo e la famiglia, così anche i club hanno bisogno di comunicazione, interazione e amore. Se questo manca possono svilupparsi i problemi comportamentali. Invece di sviluppare la compartecipazione può accadere che si cerchi di risolvere questo problema in maniera formale con gli statuti, le regole rigide e la lotta per il potere. Nel club accade, qualche volta, che ci si accontenti dell’astinenza e si dimentichi la necessità di catalizzare il cambiamento, la crescita e la maturazione. Nel club si possono creare dei gruppi che cominciano a fare lotta fra di loro. Oggi si vede che in diverse parti non si aprono nuovi club, la multidimensionalità si accetta con difficoltà e lo sviluppo dei club si è bloccato. Parlando di cambiamento nel lavoro dei CAT anche questi sono dei problemi da affrontare e da risolvere.

    Le famiglie nei club cambiano la propria cultura sanitaria e sociale, la propria spiritualità antropologica. Il comportamento fa parte della cultura sociale e può essere cambiato introducendo e migliorando le relazioni, le comunicazioni, le interazioni e l’amore senza le quali il club non può funzionare bene.

    Durante il suo sviluppo l’approccio ecologico sociale è cambiato e così anche i club hanno cambiato certe cose e hanno introdotto nuovi elementi nel loro lavoro. Tutti questi cambiamenti hanno portato a una crescita e una maturazione individuale e familiare. Con il tempo si è cambiata anche la terminologia perché in ogni sistema è necessaria una comunicazione chiara. Il cambiamento nel lavoro dei CAT è stato graduale, con l’introduzione di nuove idee, nozioni e dell’esperienza.

    E adesso vediamo che cosa è cambiato nel lavoro dei club, perché e come è cambiato e che cosa è necessario fare nel futuro per migliorare questo lavoro.

Il CAT è una comunità multifamiliare inserita nel territorio. Quando si è iniziato il lavoro nel club nel 1964, la definizione del CAT corrispondeva all’approccio medico sociale presente in quel tempo. I club sono stati trattati come gruppi di auto e mutuo aiuto. Sviluppandosi i club sono diventati un nodo importante nella rete territoriale per la protezione e promozione della salute nel territorio per i problemi alcolcorrelati e non sono stati più un gruppo che cerca di aiutare se stessi o gli altri. Se oggi si inizia di nuovo a parlare dei club come gruppi di auto e mutuo aiuto si torna indietro e si perde il vero ruolo e significato dei CAT. Se ciò accade è possibile pensare ad una ricaduta. Lo stesso accade anche quando si parla dei club come "gruppi" di altro genere perché i club non sono gruppi ma cumunità multifamiliari.

Da l’alcolismo a problemi alcolcorrelati. All’inizio si usava la parola alcolismo per definire questi problemi. Ci si deve chiedere se si tratta di una malattia, di un disturbo o di un problema. Già al Congresso dei CAT Italo-Jugoslavi a Opatija 1985 mio marito ha introdotto il concetto in base al quale i problemi alcolcorrelati sono da considerare come un comportamento o stile di vita e non di malattia.

    La parola dipendenza ha molti significati e viene usata spesso nell’ambito dei problemi alcolcorrelati ma non offre una chiarezza scientifica. Così anche l’espressione alcoldipendenza viene usata come sinonimo di alcolismo. Ma se il termine alcolismo non è chiaro, ancora meno lo è la dipendenza alcolica. Anche l’OMS lo usa molto meno, usando molto più il termine di problemi alcolcorrelati. Nell’approccio ecologico - sociale oggi si parla dei problemi alcolcorrelati e non dell’alcolismo.

La multidimensionalità della sofferenza. Questa ulteriore introduzione nel sistema ha dimostrato la complessità della famiglia con i problemi alcolcorrelati. Quando si parla di multidimensionalità della sofferenza ci riferiamo ai disagi alcolcorrelati combinati con l’uso di altre sostanze psicoattive, con sofferenze psichiche, con problemi economici ed esistenziali, con problemi spirituali, con problemi legati al comportamento violento e altri. Nei club si è iniziato ad accettare le famiglie con problemi multidimensionali usando certe condizioni. Non si deve dimenticare che questi problemi sono stati presenti fin dall’inizio, ma nel suo sviluppo il sistema li ha introdotti come un lavoro quotidiano nel club.

La spiritualità antropologica. Dal Congresso di Assisi del 1993 ad oggi si è chiarito che secondo l’approccio ecologico sociale, la spiritualità antropologica rappresenta un sinonimo di cultura sociale esistente e non ha soltanto un senso religioso. Questa non deve essere dominata da una ideologia religiosa, politica o economica, nonostante le includa tutte. Quando mio marito ha introdotto nello sviluppo dell’approccio ecologico - sociale la spiritualità antropologica (1992) ci sono state alcune speculazioni relative al fatto che lui potesse essersi convertito o che fosse malato e si fosse avvicinato alla religione e così via. Ma lui non si è mai convertito per il semplice fatto che è sempre stato credente e quando nel 1992 ha introdotto la spiritualità antropologica non era malato: fare errori è umano.

    La spiritualità antropologica è oggi accettata nel lavoro dei club e rappresenta un passo in avanti nel suo sviluppo.

L’etica. Secondo il vocabolario di Devoto l’etica è dottrina o indagine speculativa intorno al momento pratico della vita. Già all’inizio del lavoro nei club si faceva attenzione per l’etica, che veniva accettata nel senso tradizionale e individuale, secondo il modello dell’etica medica. Si cercava di proteggere le famiglie cercando di fare in modo che le confidenze individuali o di club non fossero conosciute fuori del club. Si sono introdotti molti "meccanismi" per aiutare in questo lavoro come la raccomandazione di non ricevere visite di estranei durante le riunioni di club, la libertà dei membri di non essere presenti alle riunioni al di fuori del club se non lo desiderano, di non parlare dei propri problemi fuori di club, di non accettare il tirocinio ecc. Oggi che il numero dei club è aumentato ed è fitta la trama degli incontri, la responsabilità etica non può restare confinata all’individuo, alla singola famiglia ed al club, ma si deve estendere alla comunità. L’etica nel lavoro con i problemi alcolcorrelati non può prescindere da un’etica sanitaria e sociale e deve essere adattata ai cambiamenti avvenuti nella protezione e promozione della salute.

Dall’astinenza alla sobrietà. All’inizio nei CAT la cosa più importante era ottenere l’astinenza. Lavorando nei club si è visto che ottenere l’astinenza di un anno, due anni, cinque anni, dieci anni non era tanto difficile. L’esperienza nel lavoro ha portato ad una revisione del concetto dell’astinenza. Astenersi significa un sacrificio, abbandonare una sostanza "utile" e in base a questo modo di vedere sembrerebbe che soltanto i membri di club debbano astenersi, mentre i bevitori cosiddetti normali o moderati, problematici o eccessivi debbano astenersi solo in situazioni specifiche. Allo stesso modo si potrebbe pensare che la famiglia nel club diventi astinente, sacrificandosi per il membro che è in trattamento.

    La crescita e la maturazione nel club non significa sacrificarsi o dare aiuto all’alcolista. L’alcol è una droga e dovrebbe essere trattato come tale. Abbandonare l’alcol non è un sacrificio ma una decisione presa da una famiglia che vuole cambiare il proprio comportamento. Quando questo cambiamento è presente non si può parlare di astinenza, ma di una nuova qualità di vita che corrisponde ad una spiritualità nuova. La sobrietà non significa solamente l’astinenza ma un insieme delle migliori caratteristiche antropospirituali, delle quali fa parte anche l’astinenza. Così la sobrietà diventa un sinonimo di crescita che va oltre all’astinenza, quasi una trascendenza dal proprio stile di vita.

La trascendenza è stata introdotta come risultato della lunga esperienza di lavoro con i problemi alcolcorrelati e il lavoro nei club. Il lavoro nel club offre alle famiglie un’opportunità di crescita e di maturazione, la possibilità di riguadagnare la gioia di vivere, la riappropriazione del proprio futuro perso nei problemi alcolcorrelati, la possibilità di tendere verso un livello superiore della propria esistenza, un superamento, una trascendenza da se stessi.

Dal terapeuta al servitore - insegnante. Al Congresso dei club Italo - Jugoslavi a Opatija nel 1985 mio marito ha proposto di sostituire il termine terapeuta (l’alcolismo non è una malattia) con il termine operatore, considerandolo un catalizzatore della crescita e maturazione delle famiglie nei club.Questa sua proposta ha provocato grandi discussioni e diverse resistenze. Nel 1993 ha proposto il termine di servitore al posto di operatore. Perché ha proposto questo cambiamento della terminologia? Il servitore è una persona che si mette al servizio degli altri in una situazione di reciprocità dove ognuno diventa responsabile dell’altro o dove tutti sono responsabili di tutti (Giovanni Paolo II). Questa sua proposta ha provocato di nuovo grandi discussioni e diverse resistenze. Adesso si discute molto sulla sua ultima proposta: servitore - insegnante.

    Questa sua proposta ha, come anche le altre, una chiara spiegazione: una volta che un sistema è cresciuto iniziano a presentarsi problemi per trovare dei servitori insegnanti disponibili e aggiornati. Ultimamente tutto l’insegnamento è stato organizzato con un numero relativamente piccolo di insegnanti. La preclusione all’entrata dei volontari non professionali nel gruppo degli insegnanti non è avvenuta solamente da parte delle figure professionali e dalle strutture sanitarie ma anche da parte delle Associazioni dei Club e dei servitori provenienti dal volontariato. Gli interessi individuali sono legati a vari fattori, ma prima di tutto al desiderio di potere e di denaro. Il servitore oggi deve essere simultaneamente un insegnante. Ogni servitore è anche insegnante.

Uso - abuso. Usare due termini significa ritenere che esista una differenza nell’azione tossica dell’alcol fra chi usa e chi abusa, differenza che poi non viene definita. E’ difficile distinguere l’uso dall’abuso quando si tratta di una sostanza tossica: ogni uso è abuso e viceversa. La distinzione fra l’uso e l’abuso serve solamente a difendere il bere cosi detto moderato e che non può essere definito da un punto di vista scientifico. Si tratta semplicemente della difesa di un tipo di comportamento che da piacere o soddisfa un interesse. Lo stesso si potrebbe dire riguardo alle discussioni relative alla "riduzione del danno".

L’alcolista. Negli ultimi tempi si discute spesso sul termine alcolista. Questa non è una discussione nuova. Era presente nei club e fra i membri di club quasi dai primi giorni. Infatti se il concetto ecologico - sociale vede l’alcolismo come uno stile di vita e non una malattia perché usare il termine alcolista? Se si tratta di uno stile di vita, perché chiamare una persona con un problema alcolcorrelato alcolista? Il termine alcolista lo ha usato per primo Magnus Huss nel 1849 e dopo lo hanno usato gli Alcolisti Anonimi (1935). Il termine è legato al concetto di malattia. Con l’ulteriore sviluppo dell’approccio ecologico - sociale si è visto che il termine non è adeguato, ma nel frattempo il termine era già stato accettato dalla comunità e inoltre non era causa di emarginazione e alienazione. Nonostante questo termine non sia in sintonia con il concetto, fino ad oggi non è stata trovata una parola migliore. Cambiare ora questo termine, senza che sia cambiata la cultura sanitaria e generale della comunità non sarebbe utile e possibile.

    Le nuove famiglie, le famiglie che sono entrate nei programmi negli ultimi tempi avranno meno difficoltà ad accettare questi cambiamenti, perché non portano con se il bagaglio del percorso fatto in passato.

 

    Molte dificoltà derivano anche dal fatto che la gente andando avanti con il lavoro nel club dimentica alcune cose importanti del lavoro stesso delle quali mio marito ha parlato e scritto molte volte. Purtroppo la gente non legge e questo è un peccato. Cercherò qui di ricordarvi alcuni aspetti particolarmente importanti nell’approccio ecologico-sociale e soprattutto nel lavoro dei club.

 

Il ruolo delle associazioni. Alla base dei programmi ci sono i CAT. I Cat si organizzano in ACAT le quali sono al servizio dei CAT quando questultimi ne hanno bisogno : i CAT non sono al servizio delle ACAT. Il numero dei CAT che si organizzano in un ACAT è bene che non sia troppo grande (da 3 a 10 CAT) perché se i CAT di un?ACAT sono troppo numerosi l’ACAT non può seguirli adeguatamente. A livello provinciale e regionale i CAT si riuniscano in APCAT e ARCAT le quali a loro volta sono al servizio dei CAT e delle ACAT e mai viceversa. La stessa cosa vale per quanto riguarda l’AICAT che deve essere al servizio dei CAT, ACAT, APCAT, ARCAT.

Incarichi e compiti all’interno dei CAT, ACAT, APCAT, ARCAT e AICAT. Sin dal primo giorno mio marito ha sottolineato la necessità di una continua rotazione degli incarichi nel lavoro nei CAT. Ormai è risaputo che nei Club si cambiano gli incarichi di presidente, vicepresidente, tesoriere, segretario almeno una volta all’anno, mentre ogni sttimana si cambiano gli incarichi del conduttore della seduta e verbalista. Tali cambiamenti di incarichi devono avveniri anche a livello di ACAT, APCAT; ARCAT e AICAT in base a quanto deciso sulla durata di tali incarichi. Questi meccanismi sono necessari se si vuole che le organizzazioni servono alle famiglie dei Club e evitando in tal modo la cosìdetta "malattia presidenziale" che non serve ai Club e alle famiglie dei Club. Da sempre si ricorda che nei Club esistono poche regole e una di queste è il cambiamento continuo dei compiti e degli incarichi.

Educazione e formazione. Senza un’educazione ed una formazione di base non è possibile iniziare un lavoro nei Club, così come non è possibile continuare il lavoro senza un aggiornamento continuo.

    Per tale motivo vengono organizzati i corsi di sensibilizzazione, i corsi di aggiornamento e la Scuola di perfezionamento (la Scuola di 300 ore). Ognuna di queste forme educative ha un suo significato nel lavoro dei Club: con i corsi di sensibilizzazione si inizia il lavoro, con i corsi di aggiornamento la gente dei Club si aggiorna e con la Scuola di 300 si arriva ad un grado superiore di conoscenze nell’ambito dei problemi alcolcorrelati e si ha la possibilità di iniziare un lavoro come insegnanti nei diversi corsi. Un posto particolare nei programmi di educazione è riservato alle Scuole alcologiche territoriali rivolte alle famiglie dei Club e che purtroppo in molte realtà italiane non vengono ancora adeguatamente realizzate. Un problema analogo è costituito dall’organizzazione dei centri alcologici territoriali funzionali: da quando mio marito ha proposto l’organizzazione di questi centri molti ne sono stati organizzati ma pochi così come lui li aveva proposti. In molti libri è descritta l’organizzazione, lo scopo e il funzionamento dei centri ma, come già detto la gente legge poco o niente.

Tratto dalle Conclusioni del 3° Congresso Regionale 

Arcat Toscana 1999

 

 

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